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Il Messico legalizza la cannabis

L’inarrestabile onda della legalizzazione è giunta in Messico! Darà una svolta significativa ad un Paese segnato dal traffico degli stupefacenti.

Il testo della regolamentazione è stato approvato con 316 voti a favore, 129 contrari e 23 astensioni portando così il Messico ad essere la new entry nella lista della legalizzazione, e tra l’altro è uno dei più popolosi al mondo ad autorizzare la coltivazione, la vendita e l’uso di Cannabis.

Il dibattito è durato più di quattro ore in cui sono state riformate anche la Legge sulla Sanità Generale e il Codice penale Federale e si è concluso con un processo che la Corte Suprema di Giustizia ha avviato nel 2018, quando si preannunciò a favore dei consumatori di cannabis per uso personale. Durante il dibattito, coloro che hanno sostenuto l'iniziativa hanno sottolineato che le politiche proibizioniste imposte dagli Stati Uniti, attraverso la cosiddetta "guerra alla droga", hanno causato in Messico danni maggiori rispetto al consumo e al traffico di sostanze stesso. Anche l’Italia dovrebbe seguirne l’esempio:

«La legalizzazione delle droghe è il più grande spauracchio di tutte le organizzazioni mafiose. Sarebbe uno dei modi più rapidi ed efficaci per sconfiggere le mafie in Italia». «Per un narcotrafficante, il nemico principale è legalizzazione?» chiede Saviano «Io ne sono certo. Mi metto nei miei panni di una volta eh. Sto ragionando come distruggere le mafie. A un prezzo che si pagherà ovviamente. Perché, il traffico di droga è oggi l’unica fonte di reddito delle mafie, la legalizzazione per le organizzazioni sarebbe la ghigliottina».

È quanto dichiara Felice Maniero, ex boss della criminalità organizzata, fondatore e leader della mafia veneta negli anni ’70 e ora collaboratore di giustizia che fu Intervistato da Roberto Saviano per il programma Kings of crime, in onda su Nove. Una deduzione che può sembrare banale ma ancora troppo complicata da far capire a chi governa il nostro paese. Maniero ha spiegato che se lo Stato avesse legalizzato il consumo di droga, i suoi affari sarebbero stati penalizzati, così come quelli di altre organizzazioni criminali.

Considerando già il mercato dalla cannabis light, uno studio frutto della collaborazione tra Vincenzo Carrieri dell’università della Magna Grecia di Catanzaro, i ricercatori di Leonardo Madio dell’ateneo di Louvain in Belgio e Francesco Principe dell’Erasmus School of Economics di Rotterdam, che si è basato sui dati mensili messi a disposizione delle forze dell’ordine nelle aree in cui sono stati aperti i negozi di cannabis light, ha messo in evidenza che in questi luoghi i sequestri di cannabis illegale e hashish sarebbero stati ridotti rispettivamente del 14% e dell’8% e sembra che scendano anche i numeri di arresti per spaccio, circa il 3%. Per la criminalità organizzata e non, l’apertura dei negozi di cannabis legale avrebbe comportato una perdita economica tra i novanta e i centosettanta milioni di Euro. Va Meglio ai produttori e ai commercianti di cannabis light, un settore che in Europa attualmente ha fatturato dodici miliardi di euro.

Nello studio si legge che:

«Queste stime consentono di calcolare le entrate perdute per le organizzazioni criminali. Considerando che il numero medio di cannabis shop a livello provinciale è di circa 2,76 e che il prezzo della marijuana è stimato in 7-11 euro al grammo, le nostre stime sulle 106 province considerate implicano che le entrate perdute a causa della liberalizzazione della cannabis light corrispondano – solo per quanto concerne la marijuana, escludendo l’hashish e le piante di cannabis illegali – a circa 200 milioni di euro all’anno».

Sono cifre che possono sembrare non molto significative se si considera che in Italia, il commercio illegale di marijuana e hashish, comporta un giro d’affari da 3,5 miliardi di euro. I ricercatori precisano però che l’effetto reale potrebbe essere molto più vasto, dal momento che la cannabis sequestrata rappresenta solo una parte minoritaria di quella disponibile sul mercato nero.

Cosa prevede la Legge per il Messico?

La legge consente ai cittadini adulti il possesso e il trasporto legale fino a 28 grammi e ne autorizza la coltivazione per il consumo personale o a beneficio delle associazioni dei fumatori, aiutando così l'intera filiera produttiva. Dunque, Il Messico riconosce il diritto all'uso ricreativo per i maggiori di diciotto anni, a patto che non danneggi terzi, specialmente minorenni, in questo modo, il Messico cerca di combattere i Narcos e i loro traffici. Il provvedimento, che è sostenuto dall'amministrazione del presidente Andres Manuel Lopez Obrador, consiste in un cambio di strategia nella lotta allo spaccio, che sono la causa di anni di violenze e morti nello Stato latino-americano. Il testo di legge organizzato in 55 articoli e stabilisce che, d'ora in poi, la cannabis ed i suoi derivati saranno autorizzati in Messico per gli adulti che vogliono usufruirne, per motivi personali, in luoghi specifici adibiti al consumo, nelle abitazioni private o in associazioni civili (quelli che in Uruguay e Spagna chiamiamo Cannabis Social Club). La Cannabis non può essere consumata in presenza di minorenni o ad altre persone che non esprimano il proprio consenso, mentre la vendita può essere effettuata solo nel territorio nazionale e negli esercizi autorizzati.

Le Associazioni dei consumatori devono essere costituite da un minimo di due a un massimo di venti membri maggiorenni, e possono seminare, crescere, raccogliere, sfruttare, preparare e consumare erba. Il limite di coltivazione è di quattro piante di cannabis per persona associata nell’arco di un anno e non si potrà essere iscritti a più di un'associazione. Per supervisionare tutti gli aspetti del nuovo mercato, verrà creato l'Istituto messicano per la regolazione e il controllo della cannabis, che sarà un ente decentralizzato del Ministero della Salute che contribuirà alla determinazione delle politiche pubbliche che potrà concedere, modificare, rinnovare, sospendere o revocare le licenze. La pena però non verrà eliminata ma applicata con la reclusione da uno a tre anni e con una sanzione a chi commercia o fornisce senza autorizzazione fino a duecento grammi di cannabis con alto contenuto di THC. Se la cifra è più alta, la pena sarà da cinque a quindici anni.

Il governo crede che la legalizzazione della cannabis da parte dello stato, toglierebbe dalle mani dei cartelli della droga un'importantissima fetta del loro guadagno, riuscendo ad investirla a favore dell'economia del Paese che, sull’esempio del Canada e qualche Stato degli Stati Uniti, potrebbe trarne dei grossi benefici in termini di sviluppo. Il provvedimento rende disponibile cinque tipi di autorizzazione per la coltivazione, la trasformazione, la vendita, la ricerca e l’esportazione o importazione di marijuana rivolgendo il mercato alle persone maggiorenni e che avranno la possibilità di ottenere un regolare permesso con il quale potranno coltivare, trasportare o consumare cannabis e suoi derivati. Per legge continuerà ad esserne vietato l'uso ai minori di diciotto anni, ed escludere il consumo della sostanza e di tutti i prodotti da essa derivati negli istituti scolastici pubblici, privati e nei luoghi di lavoro, e proibire la vendita attraverso macchinette automatiche, per corrispondenza, al telefono, via internet o qualsiasi altro mezzo.

L'opposizione di centrodestra si è dimostrata contraria alla riforma ed ha dichiarato che la legge aumenterà i consumatori, oltre che, l'uso ricreativo dovrebbe essere consentito alle persone di età superiore ai 21 anni, quindi di maggiore età in tutto il mondo, come succede con l’alcool negli Stati Uniti. D’altro canto, il Movimiento Regeneración Nacional sostiene che legalizzare l’uso ricreativo della sostanza è una questione relativa alla salute pubblica e non alla criminalizzazione, sostenendo inoltre che «revocare il divieto non significa incoraggiare il consumo» e che legalizzando l'intera filiera di produzione, distribuzione e vendita, si evita lo spaccio e il traffico di droga e la criminalità organizzata.

Ricordiamo che già altri Stati si sono cimentati nella legalizzazione come il caso dell’Uruguay, nell’ormai lontano 2013, che fu il primo Paese al mondo a legalizzare la produzione e la vendita di marijuana nei tempi moderni, a differenza di altri Stati della regione (Argentina, Cile, Colombia e Perù) che ne consentono soltanto l'uso a livello terapeutico. Poi nel 2018 con il Canada che ha legalizzato la marijuana, compreso l'uso ricreativo, con diversi grandi Stati degli Usa che la consentono anche a livello ricreativo. Del resto, la commissione sugli stupefacenti dell’Onu ha deciso di rimuovere la marijuana dalla lista delle droghe più pericolose del mondo, della quale ne faceva parte insieme all’eroina e la cocaina. Pablo Gómez Ulvarez, ha dichiarato al riguardo che si tratta di:

ֱ«un primo grande passo per superare gli anni del divieto, dovuto a pregiudizi e dogmatismo reazionari, che hanno generato violenza, persecuzione e corruzione e portato alla distruzione di una libertà. E’ questa libertà che viene rivendicata oggi, soprattutto quella dei giovani che sono stati le maggiori vittime dell'iniquo divieto».

Fin dai tempi del proibizionismo in America, i messicani furono additati come consumatori di “marijuana” che li rendeva pigri, e quindi non idonei ai lavori, poiché secondo gli americani dell’epoca, essi passavano il tempo a fumare e a poltrire. Prima della promulgazione della legge sul proibizionismo ci fu per più di due anni negli USA una campagna mediatica contro la pratica di fumare marijuana (il termine di lingua spagnola si affermò proprio in quegli anni negli Stati Uniti, mentre fino ad allora era in uso solo in Messico), che fu promossa da Harry Anslinger che all’epoca ricopriva la carica di direttore del Federal Bureau of Narcotics americano, il quale pronunciò le seguenti parole:

«Negli Stati Uniti d’America ci sono 100mila fumatori di marijuana. La maggior parte di loro sono negri, ispanici, filippini e artisti. La l’oro musica satanica, il jazz, lo swing, sono il risultato dell’uso di marijuana. La marijuana provoca nelle donne bianche il desiderio di intrattenere rapporti sessuali con negri, artisti e altri. (…) la prima ragione per mettere la marijuana fuori legge è il suo effetto sulle razze degenerate. La marijuana è una droga che provoca assuefazione e produce negli utilizzatori insanità, criminalità e morte. La marijuana porta al lavaggio del cervello pacifista e comunista. Gli spinelli inducono i negri a pensare che sono come gli uomini bianchi. Fuma uno spinello e probabilmente ucciderai tuo fratello».

Si trattava di campagne promozionali che verrebbero oggi considerate propaganda allarmistica e oscurantista, arbitrarie "reinterpretazioni" di notizie di cronaca nera: i più efferati omicidi commessi nel paese si scriveva che fossero causati dall'uso di marijuana, definita dai giornali di William Hearst "assassina della gioventù", o "erba del diavolo". In un articolo pubblicato sull'American Magazine nel luglio del 1937 Ansliger descrisse in proposito del caso di un giovane, normalmente considerato tranquillo, che dopo aver fumato marijuana ammazzò a colpi di scure padre, madre, due fratelli e una sorella. Si diceva poi che l'uso di marijuana provocasse nelle donne bianche un desiderio di ricerca di relazioni sessuali con uomini neri, facendo dunque leva anche su pregiudizi di tipo razzista.

Furono infine prodotti alcuni film d'exploitation palesemente faziosi come Reefer Madness o Marijuana: The Devil's Weed, entrambi del 1936, proiettati anche nelle scuole. La Marijuana Tax Act (1937) diede il colpo di grazia alla coltivazione della canapa, mettendola al bando negli USA per via dei rincari sulle tasse per i coltivatori. Si accusò pseudo-scientificamente la cannabis di far diventare le persone violente e di farle impazzire o morire. Di riflesso, in gran parte del resto del mondo negli anni seguenti venne bandita.

In conclusione lo abbiamo ribadito più volte, l’onda della legalizzazione non può essere fermata e pian piano tutti gli Stati, dopo un lungo periodo di proibizionismo e scetticismo, saranno costretti ad adattarsi all’economia delle Super Potenze come Canada e America, anche se non ancora nella sua interezza. Siamo certi che i risultati che si otterranno dalla legalizzazione in Messico saranno l’ennesima conferma della potenza e della portata che il mercato della cannabis può raggiungere, porteranno ingenti entrate economiche dovute dallo sviluppo della filiera industriale che ruota intorno, le multinazionali che investiranno all’interno del paese, senza contare l’incremento, Covid permettendo, del turismo verde che ruota intorno alla cannabis. Siamo curiosi di sapere se questa legge sarà veramente in grado di combattere la criminalità organizzata dei Narcos e di conseguenza ridurre gli introiti provenienti dallo spaccio e ci auguriamo che, il Messico possa  investire in ricerca e sviluppo i fondi ricavati dal mercato per approfondire le proprietà terapeutiche di questa meravigliosa pianta capace di dare sollievo a malattie croniche, capace di sgombrare la mente in momenti di confusione ed alleviare noia e stress.

Business Insider

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