la bandiera del lussemburgo con una foglia

Continua la progressiva ed inarrestabile avanzata dell’onda verde della legalizzazione della cannabis a scopi ricreativi e terapeutici.

L’elenco si allunga e questa volta tocca al Lussemburgo.

 Il Premier Xavier Bettel fin da inizio anno si è espresso in proposito del tentativo di legalizzazione ma senza fretta nell’applicarlo; infatti, pare si stia lavorando ad una bozza di legalizzazione da un paio di anni, all’inizio del 2021, il governo dichiarò di non essersi dato una scadenza:

« Il governo non si è dato una scadenza per l’entrata in vigore della legalizzazione, la priorità del governo è quella di prendere il tempo necessario per portarla a termine in modo adeguato ».

Lo scopo del Lussemburgo non sembra essere quello di trasformarsi nella nuova Amsterdam e quindi come nuova meta turistica dedita alla cultura della cannabis, ma il fine della decisione politica è in primis il tentativo di chiudere definitivamente con il proibizionismo che continua a caratterizzare la maggioranza dei paesi europei, e come secondo obiettivo, ma non meno importante, il governo mira a mettere fuori gioco le narcomafie. Ricordiamo che i Paesi Bassi hanno adottato una politica di maggiore tolleranza, chiamato il “gedoogbeleid”, per l’uso ricreativo ed il possesso di stupefacenti che tecnicamente non è consentito (leggi qui). L’esperimento di Lussemburgo sarà dunque guardato con interesse da tutti i Paesi, tra cui l’Italia, che intendono allentare i divieti sulle droghe leggere attraverso un referendum entro la fine della prossima estate (leggi qui).

La bozza di legge, che è stata tenuta più riservata possibile, potrebbe diventare la prima vera e propria legalizzazione in Europa. Stando alle fonti è stata pubblicata dall’emittente pubblica, Radio 100,7. L’emittente per l’appunto spiega che l’intenzione governativa non è quella di andare contro l’Unione Europea né tanto meno contro i paesi confinanti. Tutto questo processo è stato dunque il risultato di mesi di tavoli di confronto tra i vari rappresentanti politici interni alla nazione.

Cosa consentirà il Lussemburgo?

Gli elementi centrali in proposito della legge sulla legalizzazione della pianta vertono sulla disponibilità della risorsa per i maggiori di 18 anni che potranno detenerne fino a 30 grammi ma che necessita di iscrizione ad un registro controllato dei consumatori. La nuova normativa consentirà dunque di coltivare fino a quattro piante di cannabis in casa o in giardino; Sarà permesso il commercio di semi senza alcun limite sulla quantità o sui livelli di Tetraidrocannabinolo (THC) e saranno acquistabili nei negozi, online, o infine potranno essere disponibili in seguito a importazioni. Tra le intenzioni del governo vi sono anche quelle di regolarizzare la produzione domestica e gli scambi tra privati, fino a giungere, con il tempo una produzione su larga scala per soddisfare il fabbisogno della nazione ed una futura commercializzazione. Nonostante tutto, come nella maggior parte dei paesi sussiste il divieto per il consumo di infiorescenze o prodotti derivanti da esse in parchi e luoghi pubblici. Il possesso fino a tre grammi di infiorescenze femminili essiccate che non sarà più considerato reato, ma un illecito, e qual ora ci fossero delle sanzioni, la multa avrebbe costi contenuti.

È stato dichiarato che in tutta la Nazione apriranno in totale 14 centri di vendita di cannabis al dettaglio ai quali potranno accedere solo cittadini residenti nello Stato da almeno 6 mesi; inoltre, un tentativo di produzione sarà riservata ad aziende autorizzate dal governo, quest’ultima sarà l’unico a poter decidere l’orientamento della fascia di prezzo di vendita della cannabis.

I tratti salienti della proposta di legalizzazione.

  • I cittadini di almeno 18 anni potranno acquistare massimo 30 grammi di cannabis al mese previa registrazione in un albo dei consumatori;
    Per accedere alla cannabis legale bisognerà essere residenti in Lussemburgo da almeno 6 mesi, regola introdotta per far fronte al fenomeno del turismo cannabico, che il Lussemburgo cerca di scongiurare;
    Inizialmente vi saranno 14 punti vendita in tutto lo stato dove i cittadini potranno acquistare la cannabis;
    Il prezzo al dettaglio sarà stabilito dallo stato, che secondo la bozza di legge manterrà un prezzo popolare;
    Non vi saranno limiti di THC, ma si prevede una tassazione progressiva in base al principio attivo per scoraggiare la produzione di cannabis con livelli alti psicoattivi;
    Sarà vietato consumare cannabis nei luoghi pubblici ed in tutti i luoghi dove attualmente è vietato il consumo di tabacco;
    Sarà vietata ogni forma di pubblicità sulla cannabis legale;
    La politica nei confronti degli automobilisti invece non cambia.Tolleranza zero.

La scelta di questi criteri stringenti adottati dalla proposta avanzata dal governo dimostra come, in questa prima fase del processo di legalizzazione, si voglia procedere ad una regolamentazione rigidamente controllata, per cercare di mantenere saldi i rapporti con l’UE e con i paesi confinanti. Non si hanno date certe su quando la bozza sarà presentata in Parlamento, ma visto l’argomento delicato e la paura che si possano verificare contrasti con le nazioni situate appena oltre i limiti dei propri confini, sarebbero i motivi per il quale si prevede che la deposizione della legge ufficiale sarà fatta con calma e lungimiranza. Nonostante tutte le attenzioni e la premura che possono ritardare il processo, lo stato ha comunque mosso i suoi passi sui sentieri della legalizzazione. Con buone probabilità, dunque, potrebbe diventare il primo stato europeo ad approvare una vera e propria legalizzazione della cannabis, superando i modelli di tentativo “informale” che attualmente è in vigore in Spagna ed Olanda. Nel 2019 il ministro della Salute Etienne Schneider aveva detto dichiarato:

« Le misure restrittive sulla droga che abbiamo avuto negli ultimi 50 anni non hanno funzionato Proibire tutto ha reso tutto più interessante per i giovani ».

In Lussemburgo la cannabis per scopi medici è ufficialmente consentita dal 2017 e a breve potrebbe passare allo step successivo che la rappresenta come il quarto Paese al mondo, dopo l’Uruguay nel 2013 e Canada nel 2018, e gli 11 stati degli Usa tutt’ora di espansione, a rendere completamente lecito l’uso dei fiori di cannabis. L’importante obiettivo di tenere i consumatori lontani dal mercato illegale consisterebbe nel regolamentare il sistema di produzione e distribuzione interna, mirando ad aumentare la qualità del prodotto e diminuire dunque i rischi per la salute del consumatore.

Per quanto affermato dal governo, i ricavi delle vendite, che in Colorado nel 2021 hanno visto un rialzo del 150% e quindi circa 39,6 miliardi di dollari, saranno reinvestiti in programmi di prevenzione, istruzione e assistenza sanitaria nel vasto campo delle dipendenze da droghe pesanti. La scelta dell’adozione della politica della legalizzazione porterà lo stato ad andare contro quella che è la convenzione delle Nazioni Unite firmata dai governi precedenti sul controllo degli stupefacenti. Esso prevede che la cannabis sia impiegata. 

« esclusivamente per scopi medici e scientifici, dalla produzione alla fabbricazione, dall’esportazione, alla distribuzione e commercio, di sostanze stupefacenti ».

l ministro della giustizia Sam Tamson ha descritto il cambiamento della legge sulla produzione e il consumo domestico come un primo passo verso la realizzazione di un sistema più complesso distante dal narcotraffico:

« Abbiamo pensato che dovevamo agire, abbiamo un problema con le droghe e la cannabis è la droga più usata ed è una grande parte del mercato illegale […] Vogliamo iniziare permettendo alle persone di coltivarla in casa. L’idea è che un consumatore non si trovi in una situazione illegale se consuma cannabis e che noi non sosteniamo l’intera catena illegale, dalla produzione al trasporto alla vendita, dove c’è molta criticità. Vogliamo fare tutto il possibile per allontanare sempre più persone dal mercato nero illegale »

La legislazione è stata guidata dal desiderio di liberalizzare il consumo e la coltivazione in totale privacy all’interno delle proprie mura domestiche. Questo non può che essere l’inizio di un sistema di regolamentazione produttiva e commerciale più complesso.

e in Italia a che punto siamo?

Dopo aver raccolto circa 610.000 firme, il referendum sulla cannabis italiana, iniziativa promossa, tra gli altri, dall’Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale e dai Radicali ha avuto qualche piccolo problemino di percorso, rischiando di essere “quasi sabotato”. Nonostante il successo della partecipazione popolare alla raccolta online, resa possibile dalla firma tramite SPID, la proposta è andata in contro a difficoltà relative alla consegna dei certificati elettorali, da parte di alcuni comuni inadempienti soprattutto di grandi città come Milano e Bologna. A fronte di 545.394 certificati digitali richiesti con 37.300 e-mail certificate inviate ai comuni sono rientrate 28.600 e-mail per un totale di circa 125mila certificati. Gli organizzatori hanno cercato di rivolgere un appello a nome di chi ha sottoscritto il quesito, alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, affinché il governo si impegnasse a prorogare la scadenza, come già successo per gli altri referendum, al 31 di ottobre.

Gli organizzatori dunque hanno spedito, tramite il sistema di posta certificata, le richieste di oltre 500.000 certificati di iscrizione alla lista elettorali relative alle firme online per il referendum cannabis. Così finalmente dal Consiglio dei ministri è arrivato il via libera al prolungamento dei termini per consegnare le firme dei referendum presentati dopo il 15 giugno, tra cui quello sulla cannabis legale. I ministri della Lega hanno deciso di astenersi per manifestare dissenso, ma il provvedimento è passato ugualmente a maggioranza. Ci sarà dunque tempo fino al 31 ottobre. La scadenza, di fatto, viene rimandata di un mese. I termini previsti per la presentazione delle firme entro il 30 settembre sono differiti di un mese, si legge nel testo approvato in Consiglio dei ministri.

« Per le richieste di referendum previsto dall'articolo 75 della Costituzione presentate dopo il 15 giugno 2021 ed entro la data di entrata in vigore del presente decreto ».

Dopo lo straordinario successo della raccolta online, sono nate in queste ultime settimane la campagna scende nelle piazze delle principali città e nei comuni italiani prevedendo oltre 150 infopoint. Postazioni fisiche su base volontaria da parte di giovani attivisti che informeranno e raccoglieranno ulteriori firme da affiancare a quelle ottenute digitalmente.

 « C'è una straordinaria partecipazione, soprattutto dei più giovani, non è vero che i giovani non si interessano alla politica, per partecipare, obiettivi concreti. Legalizzare la cannabis si può e serve a tutti ».

Quale iter attende il referendum?

Avvicinandoci sempre di più al 31 ottobre il referendum cannabis dovrà affrontare:


  • La Cassazione che sarà incaricata di verificare la validità delle firme raccolte e quindi la corrispondenza dei certificati;
    la Corte costituzionale che in seguito all’esito del controllo della cassazione avvierà la verifica di ammissibilità e legittimità del referendum abrogativo presentato.
    Se il referendum supererà questi due organi di controllo, al governo toccherà decidere una domenica specifica nell’arco di tempo che va dal 14 aprile al 14 giugno per attuare il referendum. Contemporaneamente al Nostro referendum (perché contributo di ogni attivista) sarà accompagnato da quello in favore dell’eutanasia. Magari l’accostamento di due tematiche così complesse potrebbe dimostrarsi vincente in favore di entrambe le cause. Ricordiamo che al referendum dovranno partecipare il 50% + 1 degli italiani aventi diritto al voto e solo se si dovesse superare questa soglia di partecipazione si potrebbe procedere allo spoglio delle schede, nel quale anche un voto in più potrà fare la differenza.


Dal sondaggio Swg diffuso nelle prime settimane di ottobre il referendum Cannabis godrebbe di una maggioranza favorevole del 58%, in cui emerge che l’appartenenza della tematica è ricondotta a due fasce d'età, quella tra i 18-34 anni e i 35-44 anni, che ne costituiscono circa il 66%.
La ricerca ha messo ovviamente in luce come, tra le motivazioni principali che incoraggiano l’approvazione del referendum, ci sia l’obiettivo di togliere mercato alla criminalità organizzata: è così per otto persone su dieci. Ci dispiace ribadirlo ogni singola volta ma non ci stancheremo mai, sottrarre il mercato alle mafie vorrebbe dire incrementare la qualità del prodotto in favore dei consumatori. Quanto alle fedi politiche, dicono sì alla legalizzazione il 74% degli elettori del Pd e l’81% di chi vota 5Stelle ma anche 4 elettori su 10 di Lega e Fdi. Il 56% degli intervistati si è detto inoltre contrario alla norma in vigore che punisce fino a 6 anni di reclusione chi coltiva cannabis anche se per uso personale. In un sondaggio Eurispes del luglio 2020, solo il 47,8% dei cittadini si diceva d’accordo con la legalizzazione.

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