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Visto che in queste settimane se sta discutendo tantissimo per via del referendum abrogativo in favore della coltivazione per uso personale e dell’adozione del testo base per la legalizzazione

approfondiremo le modalità in cui in paesi precursori come Olanda, Spagna e i più recenti Canada e Stati uniti, abbiano organizzato nel complesso il proprio mercato di cannabis legale.

Il mercato della cannabis in Olanda

Nella nazione precursore dell’onda verde della legalizzazione, la divisione tra sostanze stupefacenti viene divisa in due categorie secondo l’Opiumwet (legge sull’oppio):

  • I categoria, sostanze, anche denominate droghe pesanti (Harddrugs), che comportano rischi e danni inaccettabili per la salute quali l'eroina, la cocaina e le anfetamine;
  • II categoria, sostanze che causano meno danni alla salute: tra queste anche i prodotti della cannabis (derivati dalla canapa indiana, marijuana e hashish).

La distinzione delle categorie permette dunque anche di sancire pene con differenti gravosità asseconda dei reati commessi. In olanda la vendita di droghe leggere può sempre essere punita, ma la nazione, saggiamente preferisce dedicare priorità alla lotta alle droghe pesanti. Per chi non lo sapessi il limite legale della vendita dei cannabis nei famosissimi coffee-shop è al massimo di 5 grammi a persona. La tolleranza dei 5g deriva dal fatto che la vendita di piccole quantità di droga leggera (cannabis), appartenente dunque alla II categoria, è considerata un danno fisico e sociale decisamente minore rispetto all’uso delle droghe pesanti. Nonostante esiste la politica della tolleranza (clicca qui) nei confronti del quantitativo massimo possibile per legge, il paese non si fa promotore di utilizzo delle sostanze stupefacenti. Anzi, viene scoraggiato grazie al supporto d’informazione che si svolgono nelle scuole e nelle campagne finalizzate a far conoscere i rischi connessi alla salute. Le ricerche svolte regolarmente nei Paesi Bassi vertono sulla diffusione dell'uso di droghe; dall'ultima ricerca è emerso che negli Stati Uniti le persone che fanno uso regolare di cannabis sono più del doppio di quelle dei Paesi Bassi; la differenza è ancor più marcata quando si considerano le droghe pesanti. Cosa che non tutti sanno è che nei Paesi Bassi, al contrario di quanto spesso si creda all'estero, è vietata:

  • la produzione (tolleranza fino a 5 piante per uso medico);
  • detenzione (max 5 Gr uso personale e chiuso nella confezione);
  • vendita e acquisto all’esterno dei coffee-shop.

Ma d’altro canto è consuetudine il non procedere contro l'acquisto di 5 grammi di cannabis nei coffee-shop, contro la detenzione di una piccola quantità di droghe per consumo personale e contro la coltivazione di un numero limitato di piante di canapa, sempre per utilizzo personale. Nei Paesi Bassi, infatti, per ogni tipo di droga sono punibili il commercio, la vendita, la produzione e la detenzione. Secondo il “concetto dell'opportunità” presente nel diritto penale dei Paesi Bassi, quando un comportamento viola la legge e quindi si assiste ad un reato, ed esso non è tale da minare l'ordine pubblico, il Pubblico Ministero può decidere di non perseguirlo. Le direttive su quali reati punire e quali non punire in materia di stupefacenti sono decise in un documento del Ministero stesso. Le categorie stilate dal l’Opiumwet che mira a distinguere tra droghe leggere e pesanti vuole evitare che i consumatori di quelle più blande entrino a contatto con droghe più pesanti e il circuito criminale in cui queste vengono distribuite.

Il numero di decessi collegati all'uso di droghe nei Paesi Bassi è il più basso in Europa. Il governo dei riesce a supportare circa il 90% dei tossicodipendenti con i programmi di disintossicazione. Il risparmio di tempo e denaro connesso alla tolleranza controllata delle droghe leggere, ha consentito di concentrarsi effettivamente sulla lotta a quelle più pesanti. Secondo le statistiche la politica della tolleranza del paese non ha portato ad un maggior consumo di droghe: nei Paesi Bassi il 9,7% dei giovani ragazzi consuma droghe leggere una volta al mese, non paragonabile al livello in Italia (28,9%) e Germania (20,9%) ed inferiore a quelli del Regno Unito (15,8%) e Spagna (16,4%). Queste percentuali si ripetono riguardo alle statistiche sulle droghe pesanti: nei Paesi Bassi ci sono 2,5 tossicodipendenti per ogni mille abitanti, in Belgio 3,0, in Francia circa 3,9, in Spagna 4,9, in Italia 6,4.

Il Mercato della cannabis in Spagna.

I cannabis social club del modello spagnolo sono stati introdotti da ENCOD, “European Coalition for Just and Effective Drug Policies”. L’ Encod è costituita da una rete di organizzazioni non governative europee di cittadini che si occupano dell'impatto delle politiche Internazionali sulla droga. Lo scopo della rete è quello di difendere il diritto dei cittadini di consumare determinate sostanze in modo sicuro e di sensibilizzare sulla coltivazione per uso personale. La piattaforma comprende fino a 150 membri, tra organizzazioni, aziende e cittadini che vogliono porre fine alla guerra della droga. Essa difende i diritti dei consumatori e pone azioni e politiche sulla Cannabis, sulla legalizzazione e sul beneficio che la società potrebbe avere.

I Cannabis Social Club offrono la massima trasparenza poiché l’intero processo produttivo dei fiori di cannabis, quindi dalla semina alla raccolta, supervisione e la vendita del prodotto finito. I club generalmente hanno dei soci fondatori e sono finanziate da quote associative e quote per l’adesione. I membri tesserati partecipano attivamente nello sviluppo del club poiché la produzione dei CSC, per legge, deve essere vincolata al quantitativo richiesto dai suoi membri; quindi, più tesserati vorrà dire più cannabis prodotta (clicca qui). Questo, d’altra parte, garantisce che il club non sia mai a riserva di materia prima poiché deve soddisfare le richieste del quantitativo destinato ai tesserati. Essi nascono come associazioni senza scopi di lucro e in caso di benefici finanziari, i guadagni dovrebbero essere utilizzati solo per promuovere gli obiettivi e migliorare la struttura e il servizio offerto dell’associazione stessa.

Il club si fa promotore di tecniche di coltivazione biologiche e organiche e per salvaguardare la salute dei propri membri evitano l’utilizzo di pesticidi e sostanze chimiche potenzialmente dannose. Il luogo mira ad educare all’uso consapevole della cannabis, al contrario di ciò che sta normalmente accadendo sul mercato nero. I Cannabis Social Club sono comunque associazioni legalmente registrate con la propria organizzazione interna fondamentale per la gestione che costituisce l’Assemblea Generale Annuale dove ogni membro del club ha la possibilità di esprime il proprio parere e il proprio voto. Ad esso, come tutte le associazioni, viene richiesto di fornire rapporti all’Assemblea generale annuale sulle loro attività e spese. Ciò significa che i club mantengono un registro delle loro attività che può essere visto anche dai loro membri, da altri club o dalle autorità.

In Europa, prima dell’avvento del sistema spagnolo, il primato della cannabis era detenuto dall’Olanda, in modo particolare Amsterdam. La legge sulla cannabis nella penisola Iberica ha prodotto una vera e propria rivoluzione a livello culturale, e non solo nel paese ma in tutta Europa. In questo momento Barcellona è la città che ha saputo sfruttare al meglio la strada della legalizzazione. Nella penisola le regole sono precise, si può consumare sì ma non per le vie delle città, se sorpresi anche con una minima quantità ci sarà il sequestro e la sanzione. Certo nulla che possa essere di grave entità, ma è bene tenerlo a mente e soprattutto evitare questioni di questo tipo con le autorità. Crediamo che per il momento il sistema di legalizzazione olandese, nonostante le lacune, è il sistema che garantisce maggior sicurezza ai relativi proprietari. La legge sulla cannabis è piu recente rispetto a quella olandese e necessita di più esperienza per essere normalizzata.

Il Mercato della cannabis oltre oceano

Il 17 ottobre 2018, il Canada ha dichiarato la legalità della cannabis (clicca qui) per uso ricreativo esclusivamente per gli adulti. Mentre il governo federale ha mantenuto il controllo sulla produzione, ha delegato alle singole province e territori la responsabilità di regolare le vendite al dettaglio nei rispettivi territori. L’obiettivo della normativa legale è quello di proteggere i più giovani, promuovere la salute pubblica e ridurre la criminalità nei mercati della droga. I regolamenti federali stabiliscono due classi di licenza di produzione:

  • licenza di “coltivazione”, che autorizza i titolari a coltivare cannabis;
  • licenza di “trasformazione”, che autorizza i titolari a produrre prodotti a base di cannabis come gli edibles (leggi qui)

Tutti i titolari di licenze di coltivazione e trasformazione sono soggetti a controlli federali in relazione alla sicurezza dei locali e volti a ridurre il rischio di furto di cannabis ai fini di venderla nel mercato non legale. In territorio canadese il limite consentito per il possesso personale in pubblico è di 30 g di cannabis essiccata e le limitazioni del sistema canadese prevede che i prodotti alimentari siano limitati a 10 mg di THC per il pacchetto acquistato. Questa indicazione non è standard perché la nazione ha lasciato facoltà alle province di introdurre ulteriori limitazioni. Il Quebec ha deciso di vietare la vendita sul mercato di alcuni tipi di edibili che potrebbero attirare i bambini, come dolciumi, cioccolato e caramelle gommose. Secondo le ricerche condotte in Canada in seguito ai primi sei mesi della legalizzazione, il governo federale ha raccolto 55 milioni di dollari sia in accise che in tasse sui beni, mentre i governi provinciali hanno raccolto $ 132 milioni. I negozi al dettaglio sono soggetti ai requisiti in base alle zone in cui sorgono e i comuni locali possono decidere di vietarli del tutto o di vietarne in prossimità di luoghi sensibili. Secondo le leggi federali, agli adulti è consentito avere fino a quattro piante di cannabis per residenza. La regolamentazione federale consente anche alle province di determinare individualmente le soglie di età di accesso e l’età minima per l’acquisto e il possesso di cannabis è fissata localmente all’età minima per l’alcol, ovvero 21 anni.

Negli Stati Uniti invece sono numerosi gli stati che hanno legiferato a favore dell’uso della cannabis terapeutica e ricreativa. La cannabis viene impiegata per il trattamento di numerose patologie gravi, ma anche per quanto riguarda quelle meno gravi come la nausea e per migliorare l’appetito di persone con Hiv o malattie croniche (leggi qui). In seguito alla legalizzazione, negli paese si è visto una diminuzione dei crimini legati alla droga. Uno studio di quattro economisti italiani ha cercato di comparare l’effetto della legalizzazione tra lo Stato di Washington e l’Oregon, due Stati confinanti e molto simili. Il primo ha approvato la legge sulla cannabis a scopo ricreativo nel 2012, mentre in Oregon la legalizzazione è avvenuta due anni dopo. Tra il 2012 e il 2014, nello Stato di Washington i reati per violenza sessuale sono diminuiti del 15-30% rispetto allo stesso periodo in Oregon, i reati contro la proprietà del 10-20% e i furti del 13-22%. Nonostante gli autori ci vadano cauti, sembrerebbe che la prima possibile causa è la diminuzione nel consumo di alcol e altri tipi di droghe, a fronte dell’aumento del consumo di cannabis, il quale effetto sedativo avrebbe comportato la forte riduzione dei suddetti reati. Inoltre, è stato dimostrato che non c’è alcun effetto sul numero di incidenti d’auto mortali negli Stati che hanno legalizzato per primi la cannabis. In conclusione, di queste due ricerche, se non altro, si può formulare che la legalizzazione non ha portato ad alcuna impennata di reati.

In italia

Nell’attesa del referendum (leggi qui) che dovrebbe concretizzarsi in una delle domeniche tra il 22 Aprile e il 22 giugno, si spera di riuscire ad affrontare e superare uno dei discorsi più comuni nei dibattiti sulla legalizzazione, ovvero la possibilità di togliere indotti alla criminalità organizzata. Il tema non è per nulla scontato, tanto da spaccare in due il fronte dell’antimafia italiano. Da una parte Roberto Saviano, da sempre in prima linea nella lotta alla mafia, che spinge per legalizzazione della cannabis e che di recente si è schierato a favore del referendum sulla legalizzazione. Dall’altra Nicola Gratteri, il magistrato che sta sfidando la ‘ndrangheta in Calabria, che invece pensa che questa scalfirebbe solo di striscio i profitti mafiosi. Questi, comunque, derivano in gran parte dalle droghe pesanti. Secondo la Relazione europea sulla droga del 2019, il numero di sequestri della cannabis e i suoi derivati è il 72% del totale, ma il valore dei sequestri in Europa per la cannabis vale tra i 5,8 e gli 8,2 miliardi di euro l’anno, contro un intervallo tra i 7,7 e gli 11,5 miliardi di euro stimati solo per la cocaina.

 

Fonti:

Wikipedia

Weedjam

ENCOD

FuoriLuogo

Redattore Sociale

Orizzonti Politici

NCB

Science Direct

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