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Quanti di voi non hanno mai pensato di poter avviare un business pertinente al mondo della cannabis?

La legge del 2 dicembre 2016 n. 242 strutturata per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, considera quest’ultima come pianta agricola e industriale, e ne regola la coltivazione e l’utilizzo.

Le coltivazioni di canapa ad uso industriale possono essere incentivate, in quanto:

“in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità”.

In particolare, ai sensi del comma 3 “Il sostegno e la promozione riguardano la coltura della canapa finalizzata:

  • alla coltivazione e alla trasformazione;
  • all’incentivazione dell’impiego e del consumo finale di semilavorati di canapa provenienti da filiere prioritariamente locali;
  • allo sviluppo di filiere territoriali integrate che valorizzino i risultati della ricerca e perseguano l’integrazione locale e la reale sostenibilità economica e ambientale;
  • alla produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori;
  • alla realizzazione di opere di bioingegneria, bonifica dei terreni, attività didattiche e di ricerca.

A partire da questo evento nel nostro Paese abbiamo assistito ad un incredibile aumento delle attività commerciali e di produzione legate al mondo della cannabis legale italiana, un fenomeno che è stato definito Cannabis Light, in relazione al fatto che la pianta dal quale sono raccolti i fiori, è presente nel registro europeo delle genetiche permesse ed è caratterizzata da una produzione di THC al di sotto della soglia consentita 0.2%. Secondo un report dell’associazione europea della canapa industriale EIHA pubblicato a gennaio 2020 (dati del 2018), la Francia rappresenta il 37% della coltivazione di canapa industriale in Europa con 17.900 ettari coltivati. Segue l’Italia con 4.000 ettari coltivati (8%) e i Paesi Bassi con 3.833 ettari. Abbiamo assistito ad un’esplosione di apertura di growshop, headshop ed hempshop e centinaia di altre nuove attività che si stanno affacciando sul mercato. In questi anni il numero dei negozi specializzati è più che quadruplicato passando dai 100 del 2005 agli oltre 460 censiti dalla guida Magica Italia a metà del 2018, (leggi qui).

Aprire un negozio fisico, come fare?

Vi sarete chiesti a questo punto: come fare nello specifico ad avviare una tradizionale impresa commerciale? Ricordiamo che aprire un’attività significa anche produrre beni o erogare servizi in un determinato settore. Che possiamo identificare e classificare in tre diversi settori:

  • settore primario (per esempio: agricoltura, allevamento, pesca);
    settore secondario (per esempio: industria manifatturiera, costruzioni);
    settore terziario (per esempio l’erogazione di servizi).

A seconda della forma giuridica scelta per aprire l’azienda ci sono dei requisiti e delle procedure diverse. L’iter burocratico per aprirla sarà il seguente:

  • apertura della partita IVA;
    iscrizione al Registro delle Imprese;
    comunicare gli atti alla Camera di Commercio;
    inviare al comune l’avviso di inizio attività;
    nel caso di assunzioni di personale, apertura delle posizioni tramite INPS e INAIL.

Come accennavamo prima, i requisiti e le procedure necessarie all’apertura di una nuova azienda sono diverse per il tipo di società che si vuole costituire, dal settore, alla tipologia di attività fino all’luogo di avvio, tutto il percorso è scandito da un preciso l’iter. Vi consigliamo di verificare sempre e comunque tutto il necessario tramite i portali governativi e soprattutto affidarsi a specialisti in materia. Chiaramente aprire un’azienda comporta dei costi che variano in base alle idee e alla grandezza del progetto al quale si ambisce. Quando si parla di avviare un’impresa si parla di cifre che si avvicinano alle decine di migliaia di euro, ma i costi lievitano quando si vuole creare un prodotto o un servizio ad hoc o qualora si renda necessario comprare un immobile. Non temete, potete sempre usufruire di incentivi, ce ne sono di tutti i tipi, controllate sul web per ulteriori approfondimenti.

Cosa puoi vendere nel negozio?

Il negozio che si andrà ad aprire potrà essere specifico in un settore piuttosto che un altro. Potresti vendere attrezzature per giardinaggio, quindi aprire quello che possiamo definire come growshop nel quale vi occuperete della vendita di attrezzature per la coltivazione e quindi dilettarvi con growbox (guarda qui) fertilizzanti, semi, terriccio e ogni tipo di soluzione per accudire e crescere le vostre piccoline.

Potete decidere si aprire un negozio esclusivamente basato sulla vendita di prodotti per l’uso tecnico delle infiorescenze ed estratti, che tecnicamente definiremo con il nome di Headshop. I prodotti che possono essere venduti sono quelli che contengono all’interno il Cannabidiolo (guarda qui) quindi parliamo di infiorescenze, hashsh, oli al cbd (guarda qui) e qualche accessorio più o meno standard peri fumatori.

La terza alternativa potrebbe essere l’apertura di un negozio nel quale possono confluire tutti questi ambiti su elencati (growshop, headshop) che affiancano prodotti provenienti dalla produzione e dalla lavorazione della canapa industriale: tessuti, borse, gadget, abbigliamento, cosmetici specifici con CBD, prodotti alimentari a base di farina di canapa e birre canapose. Questo genere di attività prende il nome di Hemp Shop.

Qualunque sia la vostra scelta ricordate che un negozio di questo genere dovrebbe rappresentare un punto informativo e di sensibilizzazione nei riguardi della cannabis. Sensibilizzare ed informare è il binomio chiave, cercate di fornire i vostri locali di infopoint, libri, riviste, immagini, cercare di far capire la straordinaria cultura che si cela dietro un negozio di cannabis che si rispetti. Il processo implicito che si attiva nel momento in cui aprite un negozio del settore è permettere che un’idea di legalizzazione e accettabilità sociale possa prendere piede in Italia, patria purtroppo di conservatori e bigotti.

Come avviare una coltivazione?

Sempre secondo la Legge n. 242/2016 in esame, all’art. 2, precisa che la coltivazione di canapa, e quindi le varietà europee ammesse e certificate, può avvenire senza la necessità di ottenere preventivamente alcuna tipologia di autorizzazione. Infatti, gli agricoltori o chiunque operi in campo industriale con la canapa, hanno la possibilità di coltivare canapa, purché si tratti di una delle varietà ammesse, senza dover ottenere un’autorizzazione dalle Forze dell’Ordine o da alte Autorità competenti, al contrario di quanto stabiliva la legge prima del 2016:

“Ai fini della tutela degli agricoltori che ritengono di usufruire delle misure comunitarie di cui trattasi e per consentire agli organi di polizia l’effettuazione dei controlli dell’anzidetto regime di aiuti, gli operatori interessati dovranno dare comunicazione sull’impianto della coltura di cannabis sativa alla più vicina stazione di polizia (Polizia di Stato, Corpo dei Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc.)”.

L’obbligo di comunicare la propria coltivazione di canapa alle forze dell’ordine è stato rimosso con la nuova legge. Tuttavia, è consigliato di valutare l’opportunità di comunicare l’avvio della coltivazione di cannabis legale, per instaurare un clima di collaborazione con le forze dell’ordine e con l’autorità giudiziaria, dato che solo analisi in laboratorio possono consentire la distinzione tra cannabis sativa legale e cannabis illegale ( e quindi con tenori di THC > 0,2%), l’importante per un’azienda agricola è quello di conservare SEMPRE E COMUNQUE il cartellino che certifichi la provenienza del seme con il lotto corrispondente sull’etichetta per facilitare le procedure di tracciamento e l’obbligo di conservare le fatture d’acquisto da esibire al momento dei possibili controlli.

I costi per la preparazione del terreno, irrigazione, raccolto, attrezzi agricoli, carburante e concime e altro necessario, si stimano 1000€ per ogni ettaro di terreno. Visto la grandezza dei macchinari impiegati è consigliabile non collocare la coltivazione su piccoli appezzamenti di terra inquanto potrebbe rendere difficoltosa e più costosa l’operazione di raccolta. L’alternativa alla produzione outdoor è quella indoor con il conseguente aumento dei costi per l’istallazione di un impianto autosufficiente. Grazie alle tecnologie applicabili alle coltivazioni indoor, e mediante la conoscenza dei processi produttivi, è possibile allestire impianti per la produzione indoor di canapa industriale, destinata alla produzione massiva del fiore. La struttura deve essere suddivisa in 3 principali ambienti: 

  • Stanza piante madri e talee
    Stanza di vegetativa
    Stanza di fioritura

Per avviare la coltivazione della canapa si può partire da seme, ma per vie non ufficiali anche da talea. Il seme è un metodo più economico ed immediato ma il limite di questo metodo è che non vi è una garanzia di omogeneità nella concentrazione di principio attivo THC all’interno dei fiori ed inoltre non è possibile stabilire a priori il genere del seme. La tecnica di coltivazione da tale, invece, ha il vantaggio di poter disporre di piante con lo stesso sesso e caratterizzate dallo stesso patrimonio genetico della pianta madre e tutti i cloni (talee) che si genereranno gradualmente saranno di sesso femminile. La suddivisione degli ambienti rende possibile dedicare una stanza apposita per il mantenimento in vegetativa delle madri produttrici. L’autoproduzione di talee ci permetterà di avere sempre le piante necessarie al nostro fabbisogno sia in termini di quantità che di varietà, senza dimenticare il risparmio economico. L’illuminazione di questa area seguirà un permanente stato vegetativo di 18 ore di luce e 6 di buio utilizzando lampade con spettro freddo bianco /blu.

La superficie consigliata da destinare a questa area può essere relativamente piccola, considerando il fatto che possiamo coltivare 4 piante madre per mq. esse possono generare una volta a regime 50 cloni mese per l’intero ciclo vitale. Le talee possono convivere felicemente nel medesimo ambiente delle piante madri, non occupano molto spazio e possono essere posizionate anche su strutture verticali così da ottimizzare gli spazi, e destinare più superficie possibile alla fioritura.
La coltivazione indoor necessita di uno specifico allestimento e dunque comporterà un alto costo dei consumi di energia elettrica. Lampade, aspiratori, attrezzature di irrigazione e monitoraggio destinate alla coltivazione in grande scala non faranno altro che far lievitare le vostre utenze. Ricordate che una struttura di produzione agricola indoor può essere accompagnata da sistemi di autosostentamento come i pannelli solari (attraverso il quale si può usufruire di ulteriori finanziamenti) tali da poter coprire il fabbisogno necessario dell’intera struttura indoor con il conseguente risparmio dei costi.

L’utilizzo di acqua che caratterizza le coltivazioni agricole è necessario per la sussistenza delle piante, pertanto prestando attenzione al risparmio delle risorse, e quindi anche di acqua, si potrebbe progettare un sistema idroponico, ovvero un sistema di coltivazione fuori terra che espone le radici al diretto contatto con acqua che trasportano le sostanze nutritive. Dulcis in fundo si può arrivare a limitare pure i costi del nutrimento necessario per tutte le fasi evolutive della pianta attraverso un sistema di acquaponica, ovvero l’impiego di vasche di raccoglimento e trattamento di H2O popolate da pesci che attraverso i propri scarti organici andrebbero ad arricchire di materia organica l’acqua che nutrirà le nostre piante, creando così un circolo continuo. Il sistema di acquaponica permette inoltre di poter allevare determinate tipologie di pesce che possono rappresentare un guadagno plus per la vostra azienda agricola. Specie particolarmente ricercata è quella delle Carpe Coi, le carpe ornamentali tipiche degli scenari nipponici.

Come poter sfruttare al meglio il mercato?

La canapa ha un utilizzo abbastanza ampio, non concentratevi solo sulla prospettiva di poter produrre gustose cime resinose di CBD. Come disse il mio maestro “la canapa è come il maiale, non si butta via nulla”. Proprio da questo principio bisogna avere un occhio di riguardo nei confronti della possibile produzione di genetiche propense alla produzione di miglior fibra che visto le caratteristiche si presta bene alla lavorazione utile per ottenere vestiti, oggetti di vario genere e materiale per la bioedilizia (leggi qui), ricordiamo che la canapa può rientrare in quelle che sono i finanziamenti stanziati dal governo per l’efficientamento energetico degli edifici.
Ancora, può essere utilizzata per la produzione di semi e quindi la possibilità di poter avere della farina e dell’olio di semi di canapa che grazie alle sue innumerevoli proprietà organolettiche ci permetterà di poter preparare, o acquistare, alimenti e bevande. O ancora l’olio CBD e l’olio di semi di canapa può essere impiegato per la produzione di cosmetici, fitoterapia, materie prime biodegradabili, bioplastica. Proprio per queste incredibili potenzialità la canapa merita di essere coltivata, il vantaggio sono sicuramente la velocità di crescita, la riduzione dell’utilizzo di pesticidi inquinanti ed ovviamente il miglioramento della qualità dell’aria e della terra sulla quale essa è coltivata.

 

Fonti

Bt studio legale

startup geeks

canapa industriale

weed world

zoe's seeds

lavorare in franchising

 

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