Quando si parla di cannabis generalmente lo si fa riferendosi al gentil sesso della pianta che è quello in grado di produrre le celebri infiorescenze.

Ma la pianta maschio, come qualsiasi altra specie, produce il polline che è fondamentale per la riproduzione e la sopravvivenza della specie.

Il genere maschile della cannabis e maggiormente noto a chi sfortunatamente ne scopre il sesso una volta che è già in vegetativa. Sebbene molte persone sostengano il contrario, diversi studi hanno rivelato che nelle piante maschio sono presenti alte concentrazioni di cannabinoidi. Esattamente come le piante di sesso femminile, sviluppano ghiandole di resina in particolar modo all'interno delle foglie superiori, delle antere e dei sepali. Secondo uno studio condotto su alcune varietà autoctone tailandesi, le piante maschio possono avere un rapporto THC: CBD di 1:9. Per quanto dibattuto dalle comunità di coltivatori di Cannabis, le piante maschio conterrebbero maggiori concentrazioni di THC nelle foglie e significativamente inferiori nei fiori.

I diversi usi della pianta maschio.

Secondo alcune testimonianze, la materia vegetale dei maschi può essere usata per produrre hashish, oli e alimenti a base di Cannabis. Tuttavia, i possibili effetti psicoattivi di questi derivati sollevano ancora accesi dibattiti. Infatti, le piante maschio tendono ad avere un contenuto di resina piuttosto basso ma grazie ai processi d’estrazione con solventi, come butano ed esano, e all'utilizzo di un gran numero di piante, si possono ottenere buoni concentrati anche con questi esemplari. Inoltre, va detto che anche il più comune hashish può contenere resina o residui vegetali di piante maschio. Infatti, non sempre è possibile selezionare ed estirpare gli esemplari maschili all’interno di una grande piantagione destinata alla produzione di hashish. Le piante maschio contengono gli stessi cannabinoidi in forma acida presenti nelle piante femmina, ma in quantità e concentrazioni inferiori. L’importante è scartare i rami più spessi e le foglie più grandi, in quanto particolarmente ricchi di clorofilla. I coltivatori di canapa sono soliti separare le piante maschili da quelle di sesso femminile per sottoporle a due diversi processi di tessitura. Questo è dovuto al fatto che la fibra vegetale del maschio tende ad essere più resistente e flessibile, mentre quella della femmina è più forte.

Tradizionalmente, le piante maschio vengono usate per tessere stoffe più sottili, come asciugamani e biancheria intima, mentre le piante femmina sono destinate principalmente alla produzione di tessuti più ruvidi e grezzi. Dalle prime si ottiene una maggiore quantità di fibra. Secondo alcuni testi dell’antica Cina, quella maschile veniva usata per produrre la migliore fibra del mercato, fin dal XVI secolo a.C. Questa teoria è stata confermata da uno studio ungherese condotto negli anni ’90, dal quale è emerso che la qualità delle fibre è significativamente diversa a seconda del sesso.

Cos'è il polline di cannabis.

Fondamentale per il lavoro del breeder è il polline. Esso è prodotto dagli esemplari maschi che lo rilasciano per fecondare le piante femmina. La cannabis è dioica, ovvero può generare sia esemplari maschi che femmine. Esso è caratterizzato da una consistenza estremamente fine e dal colore giallo chiaro è essenziale per i processi di breeding. Ovviamente può essere impiegato sia per conservare i tratti caratteristici di una discendenza preselezionata o in un progetto di incrocio per creare un ceppo ibrido. Il polline viene generalmente prelevato da esemplari maschi contenenti cromosomi XY. Che lo producono naturalmente per fecondare le femmine. In natura, durante la primavera, può essere trasportato dal vento o da insetti impollinatori, in modo tale da giungere fino agli esemplari femmina; ma in ambienti controllati, può essere prelevato dalla pianta ed utilizzato per fertilizzare uno specifico esemplare di sesso femminile. Tuttavia, nella cannabis, le piante maschio, non sono le uniche a produrre il polline. Gli esemplari femmina con cromosomi XX possono essere sottoposti a specifiche procedure allo scopo di indurre la secrezione di polline. Tali tecniche consentono la produzione di semi femminizzati.

Come ottenere semi femminilizzati.

Come sappiamo dagli articoli precedenti, i semi femminizzati assicurano ai coltivatori piante di sesso esclusivamente femminile si possono oggi produrre direttamente in casa, ed esistono due modi per produrli. Il metodo più naturale per creare semi femminizzati consiste nel forzare le piante di sesso femminile a diventare ermafrodite, rinunciando alla raccolta delle loro infiorescenze. L'ermafroditismo è un fenomeno naturale per cui un esemplare può diventare ermafrodita quando cresce in condizioni particolarmente difficili. Quando una pianta ritiene che il suo ciclo di vita stia volgendo al termine cercherà di autoimpollinarsi in un ultimo tentativo di riprodursi. Lo stesso accade quando le piante femmina sono ormai mature. Anche in questo caso, una volta raggiunta la fine del ciclo di vita, la pianta rileva che non è stata ancora impollinata e cercherà quindi di autoimpollinarsi. Sebbene la rodelizzazione sia il metodo più naturale per produrre semi femminizzati, non è molto affidabile. Rinunciare a tagliare le piante una volta mature, infatti, non sempre garantisce l'ermafroditismo e l'autoimpollinazione, poiché esso è un carattere genetico.

Il secondo metodo sarebbe l’utilizzo dell’argento colloidale, un integratore alimentare ampiamente commercializzato. Indipendentemente dalla natura dell'argento colloidale, pare che esso faccia miracoli sulle piante di sesso femminile. È sufficiente spruzzare la soluzione nelle prime fasi di fioritura per ottenere esemplari ermafroditi carichi di polline. La pianta, dopo aver sviluppato fiori maschi, rilascerà il polline esattamente come accade con qualsiasi altra pianta ermafrodita, ma con la differenza che i suoi cromosomi sessuali saranno esclusivamente femminili. In seconda istanza è bene sapere che oltre ad ottenere il polline con i metodi sopra indicati, è possibile acquistarlo già estratto e pronto all'uso. In base al luogo in cui si vive, questa opzione può risultare costosa, complicata o difficilmente attuabile.

La sua raccolta è un processo delicato, che dovrebbe essere eseguito con estrema cura e pazienza. Man mano che le piante di sesso maschile crescono, le loro sacche di polline iniziano a gonfiarsi; questo è un segno inequivocabile che stanno per lacerarsi e disperdere il polline. La produzione di polline inizia solitamente alcune settimane dopo l'avvio della fase di fioritura. Qualora vogliate rivestire i panni di un breeder, assicuratevi che nelle vicinanze dell'esemplare in questione non ci siano correnti d'aria o ventole accese, altrimenti, in questo modo, il prezioso polline che state tentando di raccogliere possa essere accidentalmente trascinato lontano o peggio, sulle vostre piccole piante femmina.

La raccolta del polline.

Esistono un paio di modi diversi per effettuarne la raccolta, uno dei quali consiste nell'attendere che le sacche si aprano naturalmente e che cadendo si depositi sulle foglie e a questo punto, potrete prelevarlo con un pezzo di carta pulito. Mentre un altro metodo, un po' più rischioso è quello di rimuovere delicatamente le sacche polliniche dalla pianta e picchiettarle leggermente sopra un foglio di carta. Così facendo, otterrete un ordinato cumulo di polline, pronto per essere usato. Una volta effettuata la raccolta, se non deciderete di utilizzarlo sul momento, toccherà conservarlo in modo idoneo affinché si conservi a dovere. Idealmente, il polline dovrebbe essere custodito in ambiente fresco, buio e soprattutto asciutto. Quando si tratta di conservarlo adeguatamente l'umidità è il principale nemico. Gli ambienti come le dispense e gli armadietti rappresentano delle ottime soluzioni. Alcuni utilizzano anche sacchetti con gel di silice per ridurre il rischio che la muffa lo contamini.

In linea di massima, può essere conservato a temperatura ambiente, ad esempio in una credenza e può durare per 1–3 settimane. Tuttavia, se si presume che debba essere conservato per periodi di tempo più lunghi. In questo caso, potrete sistemarlo in frigorifero o in congelatore. La tempistica massima di conservazione ottimale del polline è di circa 3 mesi. In tali circostanze è fondamentale utilizzare il gel di silice, poiché in questi ambienti può facilmente accumularsi molta umidità.

l'importanza del polline nel breeding.

Di base esistono due diverse tipologie di breeding:

  • L'inincrocio è un processo che coinvolge esemplari di cannabis maschi e femmine di una stessa varietà. Esse vengono incrociate, per ottenere semi contenenti caratteristiche pressoché identiche a quelle dei genitori.
  • L'altro metodo è l'esincrocio. Questa tecnica consiste nell'incrociare due diverse varietà di sesso maschile e femminile, per creare un ibrido totalmente nuovo. Esso ha favorito la nascita di genetiche perfettamente bilanciate, come le versioni autofiorenti attualmente le più diffuse e pratiche da coltivare.

Combinando diverse varietà, è possibile aumentare il livello di concentrazione di THC e degli altri principi attivi, nonché ottenere effetti, sapori e tratti di crescita differenti; ma non tutti gli incroci danno risultati e combinazioni soddisfacenti. I breeder più esperti ed avventurosi acquisiscono costantemente nuove informazioni sulle genetiche, ed imparano a manipolarle in modo ottimale per produrre varietà con determinate caratteristiche. Ovviamente, durante le operazioni di breeding, occorre tenere in considerazione diversi fattori, come per esempio: la scelta delle varietà da utilizzare e dai tratti genetici che si desidera ottenere e/o conservare, ma bisogna anche individuare i geni della cannabis dominanti e quelli recessivi. Combinando tutti questi elementi, potrete ottenere ottime varietà di cannabis “artigianali”, comodamente a casa vostra.

Quale varietà scegliere per il breeding.

Una volta arrivati fin qui vi starete probabilmente chiedendo: quale varietà scegliere, per iniziare il progetto di breeding? Come sappiamo, teoricamente è possibile incrociare qualsiasi varietà di cannabis e, ovviamente, occorrono esemplari maschi e femmine per iniziare. Ma vi possono essere alcune varietà particolarmente indicate per avviare un progetto di breeding:

Potreste essere tentati di scegliere le vostre due varietà preferite, ma l'abbinamento potrebbe risultare deludente. Ad esempio, anche incrociando due varietà di qualità superiore, come OG Kush e White Widow, non c'è alcuna garanzia che la successiva generazione di piante diventi altrettanto prestigiosa.
Dopo aver acquistato ed incrociato le prime varietà, avrete a disposizione un nuovo lotto di semi non appena le piante avranno completato la fioritura. Pur derivando dagli stessi ceppi parentali, tali semi conterranno geni diversi e, di conseguenza, diventeranno piante dai fenotipi unici, proprio come accade negli umani; una coppia otterrà figli differenti e unici, ciascuno dei quali è diverso dagli altri. Ma come scegliere i fenotipi migliori?

Che sia un motivo di Hobby o che sia per lavoro, l’obiettivo del breeder è quello di individuare i tratti di crescita ideali nella nuova generazione di semi ed allevarli selettivamente. Può sembrare un'impresa ardua, ma non deve necessariamente diventarlo. Bisogna prendere in considerazioni quali tratti conservare, ad esempio:

  • la produttività,
  • un particolare aroma,
  • i tempi di fioritura,
  • i colori o la resistenza a parassiti o muffe.

Qualora foste principianti, potreste aver bisogno di tempo per acquisire familiarità con le genetiche ma la pratica e l’esperienza vi permetteranno, dopo alcuni tentativi, di riuscire ad individuare immediatamente le caratteristiche più idonee. Una volta presa consapevolezza dei tratti ricercati e da tramandare alle nuove generazioni passiamo ad analizzare le tipologie di breeding e i modi per valorizzare le potenzialità di una genetica. Esistono sostanzialmente tre tipologie di breeding:

  • la selezione direzionale si utilizza allo scopo di preservare, o riprodurre, un determinato tratto. Ad esempio, se desiderate ottenere uno specifico sapore, la selezione direzionale vi permetterà di individuare il fenotipo ideale. Potrete successivamente usare questo fenotipo per produrre una varietà contenente quel particolare assortimento di terpeni. In pratica, si tratta di una selezione naturale negativa (ovvero la rimozione selettiva degli esemplari indesiderati), che consente al coltivatore di perfezionare la varietà in base ai propri gusti.
  • l'accoppiamento compensativo: Attraverso questa tecnica di breeding, il coltivatore potrà isolare i migliori tratti genetici di due piante distinte, per ottenere una varietà totalmente nuova. Idealmente, tale genetica dovrebbe compensare i difetti o le limitazioni presenti nei ceppi parentali. Prendiamo come esempio l'incrocio tra una varietà alta e affusolata ed un esemplare basso e cespuglioso. Come risultato, si otterrà una pianta con le migliori caratteristiche di entrambi i genitori, che produrrà esemplari probabilmente compatti, ma con cime disposte in modo ottimale. Ovviamente, gli esiti possono variare, pertanto saranno sicuramente necessari alcuni ritocchi e diverse generazioni per perfezionare il risultato finale.
  • la produzione di semi: Sebbene non venga necessariamente considerata una vera tecnica di breeding, la produzione di semi, o “pollen chucking”, consiste nel depositare grandi quantità di polline sulle piante di cannabis femmina. Come succede in natura, l'esemplare di sesso femminile interagisce con il polline fino a produrre i semi. Mentre gli alti metodi di breeding si concentrano maggiormente sulla selezione dei tratti genetici desiderati, la produzione di semi è unicamente finalizzata alla raccolta dei semi.

 Fonti:

Dolcevita

Weedworld

cannaconnection

idrogrow

cannabismag

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