un vaporizzatore

Nell’epoca della digitalizzazione anche il mercato della cannabis non può non adeguarsi al progresso tecnologico.

Il risultato del binomio cannabis e tecnologia ha dato vita ad un vasto assortimento di prodotti utili ai pazienti per poter trarre il 100% dei benefici dai principi attivi della propria terapia, ovvero i vaporizzatori.

La funzione di questi dispositivi è quella di vaporizzare i principi attivi contenuti nelle infiorescenze o negli estratti ma senza arrivare alla combustione, in modo che il paziente possa assimilare a proprio vantaggio solo le proprietà terapeutiche degli oltre 200 principi attivi contenuti nella cannabis evitando i danni provocati dalla combustione.

Come funzionano?

I vaporizzatori sono generalmente fabbricati con materiali come vetro e/o metallo, ne esistono di ogni modello e di varie dimensioni ma tutti hanno un elemento fondamentale in comune, una camera di riscaldamento. Tutti i disposi che possono considerarsi vaporizzatori hanno la caratteristica di non portare le infiorescenze al punto di combustione, ma le riscaldano in modo da far evaporare gli specifici principi rilasciando le sostanze attive ma senza generare le tossine. Affinché questo sia possibile, è necessario che la camera di riscaldamento del vostro vaporizzatore abbia una quantità di calore sufficientemente utile per riscaldare le erbe fino al punto di vaporizzazione desiderato. I principi più ricercati attraverso la vaporizzazione sono prevalentemente il THC, CBD, Delta-8-THC, CBN, CBC, CBG, THCV. Questi principi evaporano a specifiche temperature decisamente al di sotto della soglia dei 1000 gradi (combustione). Nel momento in cui la nostra curiosità ci spingerà negli hempshop alla ricerca del nostro vaporizzatore ideale, ci sono alcune specifiche da tenere in considerazione per effettuare la scelta ottimale di un dispositivo di vaporizzazione. La prima delle cose che più incide sulle prestazioni e che lo caratterizza è sicuramente il tipo di tecnologia utilizzata per creare il vapore.

Le diverse modalità di vaporizzazione.

La prima è la tecnologia a conduzione.

Per definizione, la conduzione termica è:

“la trasmissione di calore che avviene in un mezzo solido, liquido o aeriforme (all’interno di un corpo solo o due corpi tra loro in contatto) dalle zone a temperatura maggiore verso quelle con temperatura minore “.

In un vaporizzatore a conduzione, il processo avviene attraverso una sorgente di calore posta nella camera di vaporizzazione e quindi a contatto diretto con la nostra materia vegetale. I vantaggi di questa tecnologia sono sicuramente, la semplicità con cui è costruito il dispositivo che gli permette di essere venduto a prezzi inferiori e una durata maggiore della batteria; Di contro invece abbiamo una qualità del vapore inferiore rispetto al metodo a convenzione e richiede una costante pulizia della camera di vaporizzazione. I vaporizzatori a conduzione vengono utilizzati con erba tritata e pressata all'interno del serbatoio di riscaldamento. In questi modelli, dunque, il materiale vegetale entra direttamente in contatto con la serpentina di riscaldamento, che raggiunta la temperatura desiderata in pochi secondi, permette di aspirare immediatamente il vapore. Alcuni hanno poche impostazioni di settaggio, mentre i modelli più tecnologici e dispendiosi offrono controlli più precisi e permettono di scegliere la temperatura giusta per estrarre i terpeni e i cannabinoidi.

Il sistema a conduzione è un processo molto più semplice e rapido rispetto alla vaporizzazione a convezione e anche il costo di questi modelli è molto inferiore. La maggior parte dei vaporizzatori a conduzione non riscalda l'erba essiccata in modo uniforme, poiché la camera di vaporizzazione è caratterizzata dal contatto diretto tra serpentina e materiale, l’erba adiacente alla fonte di calore si riscalda prima rilasciando immediatamente le molecole attive, mentre l'erba più distante dal calore resta quasi intatta. Dunque, per evitare sprechi, consigliamo di aprire il serbatoio nel corso della sessione e di mescolare l'erba all'interno senza danneggiare il Vape. Di solito questi dispositivi semplici sono piccoli e portatili e la maggior parte di essi si collega con la propria App direttamente sui vostri smartphone, in modo tale da poter selezionare impostazioni specifiche, programmare sessioni di vaporizzazione a temperatura variabile e monitorare in tempo reale la temperatura della camera di vaporizzazione.

• La seconda modalità è quella a convezione.

I dispositivi a convenzione vengono definiti così quando:

“si ha quando un fluido (come l’acqua o l’aria) entra in contatto con un corpo la cui temperatura è maggiore di quella del fluido stesso “.

Nel caso della vaporizzazione si ha quando dell’aria calda, generata dal dispositivo, attraversa la cannabis, che è posizionata sopra la fonte di calore stessa. In questo caso però, la sostanza è appoggiata su una grata che ha il compito di far passare la corrente di aria bollente senza essere a diretto contatto con la fonte di calore. Gran parte dei vaporizzatori a convezione sono modelli da tavolo e quindi più grandi ed ingombranti e possono essere dotati di due principali sistemi di utilizzo: con palloncino o con tubo. Nel vaporizzatore con sistema a palloncino, bisogna accendere la ventola per spingere l'aria calda attraverso il serbatoio in cui è contenuta la sostanza. Il vapore creato andrà a riempire il palloncino, che deve essere scollegato appena si riempie per poterne aspirare il vapore. Nei modelli con il tubo, invece, toccherà esercitare una minima pressione per aspirare il vapore creato nella camera di vaporizzazione per poterlo assimilare. I vantaggi di questa tipologia di dispositivo sono sicuramente la qualità eccellente della nuvola di vapore prodotta e viene scongiurata definitivamente il rischio di combustione del vegetale. Di contro invece abbiamo le grandi dimensioni dei dispositivi, essendo maggiormente da tavolo devono essere collegato alla presa elettrica e spesso hanno dei prezzi decisamente più elevati di quelli portatili.

La terza ed ultima modalità di vaporizzazione è quella ibrida, cioè un mix tra le due modalità precedentemente illustrate.

I dispositivi ibridi, invece, sono l’unione tra il tipo di riscaldamento a conduzione e quello a convezione e possono così sfruttare sia i vantaggi di una tipologia, sia dell’altra. In questo tipo di vaporizzatori le erbe sono riscaldate sempre tramite l’azione di aria calda, attraverso le pareti della camera di riscaldamento e questo ci permette di godere sia dei pregi del riscaldamento a conduzione sia di quello a convezione. Per questo motivo l’ibrido è in grado di produrre molto vapore già dalla prima inalazione, ma le sostanze attive sono estratte dalle erbe in maniera efficiente come nel vaporizzatore a convezione. Per molti consumatori il dispositivo ibrido rappresenta il compromesso perfetto tra i due metodi di riscaldamento sopra indicati. A vantaggio di questi dispositivi abbiamo sicuramente la qualità del vapore, un riscaldamento relativamente rapido e la facilità dell’utilizzo. Di contro, invece, le dimensioni maggiori rispetto ad un tradizionale dispositivo portatile ed un maggior consumo di energia dovuto alla tecnologia ibrida di riscaldamenti.

I principi attivi, i terpeni e i flavonoidi.

Dunque, chi ricorre alla vaporizzazione è soprattutto un soggetto che vuole evitare i danni della combustione come un paziente che utilizza cannabis terapeutica, o un fattone che vuole divertirsi con la cannabis a scopi ricreativi ma non ama il sapore del tabacco e della combustione. Ecco a voi una generale descrizione dei principi maggiormente vaporizzati nella vostra erba medicinale:

  • Il THC è il cannabinoide più ricercato ed il principale responsabile dell'effetto psicoattivo della cannabis e vaporizza alla temperatura di 157°C. Produce effetti sia euforici che analgesici ed induce una grande sensazione di relax;
  • Il CBD è il cannabinoide più adatto ad un uso terapeutico, grazie alle sue numerose proprietà benefiche. In parte contrasta gli effetti del THC ed è efficace nel trattamento di disturbi quali ansia e paranoia, questo principio attivo evapora tra i 160 e i 180 gradi;
  • Il Delta-8-THC è il fratello minore del THC, ma è più stabile e meno psicoattivo ed ha delle eccezionali proprietà antiemetiche. Questo specifico principio attivo evapora alla temperatura di 175/178 °C;
  • Il CBN di solito è presente nella cannabis in ridotte quantità, ma i suoi effetti si fanno sentire. Contrasta il THC ed ha un effetto sedativo. Temperatura di vaporizzazione 185 °C;
  • Il CBC presente nei fiori varia in base al livello di umidità dell’erba, la temperatura di vaporizzazione può andare dai 220° ai 230°C. Gli effetti del cannabicromene sul fisico variano dall’efficacia antinfiammatoria a quella sntimicotica;
  • l CBG o cannabigerolo evapora alla temperatura di 207,2 °C;
  • Il THCV ha una temperatura di vaporizzazione compresa tra i 220° e i 230°C sempre a seconda dell’umidità dell’erba. I suoi effetti sono di natura psicoattiva ma risultano più blandi rispetto a quelli del THC.

C’è da comprendere che all’interno della pianta officinale più famosa del mondo vi sono presenti numerose altre sostanze, al di fuori dei principi psicoattivi, che apportano benefici al tutto il nostro organismo. Di essi non si parla molto poiché il proibizionismo che vige sulla cannabis ne preclude le possibilità di poter essere esaminata con cura dalla ricerca scientifica. Ma leggendo in proposito dei numerosissimi composti presenti nella cannabis, non possiamo non evidenziare:

La presenza dei flavonoidi, ovvero si tratta di pigmenti vegetali responsabili del colore e dell’odore delle diverse varietà di cannabis che evaporano anch’essi a specifiche temperature raggiungibili solo con il vaporizzatore, come per esempio:

  • Il Beta-sitosterolo che vaporizza 134°C, i cui effetti benefici riguardano in particolare l’efficacia antinfiammatoria;
  • L’Apigenina è un flavonoide che vaporizza a 178°C. Il pigmento in questione ha anch’esso effetti benefici di natura antinfiammatoria.

Secondariamente, la presenza dei terpeni, famose molecole che conferiscono alle piante un determinato caratteristico aroma, e anch’essi come cannabinoidi e flavonoidi evaporano a temperature prestabilite:

  • Beta- caryophillene è un terpene che vaporizza a 199°C ed è considerato un ottimo antinfiammatorio.
  • Alpha-terpinolo vaporizza a 156°C ed è famoso per la sua efficacia antiossidante e antibiotica.
  • Quando parliamo di Beta-myrcene abbiamo a che fare con una temperatura di vaporizzazione di poco inferiore ai 168°C; straordinario terpene dagli effetti benefici che riguardano l’efficacia analgesica e antinfiammatoria.Delta-3-carene è un terpenoide che vaporizza a 168°C ed è caratterizzato da proprietà antinfiammatorie.
  • Il limonene evapora sui 170 gradi, infonde il vapore di cannabis con sentori di agrumi. Questa molecola rende gli effetti del THC più cerebrali ed euforici. Nella ricerca il limonene ha ridotto l'ansia e aumentato i livelli di serotonina nella corteccia prefrontale dei soggetti, oltre ai livelli di dopamina nell'ippocampo.
  • Il linalolo che evapora a 198°C aggiunge un potente aroma floreale a molte varietà di cannabis, con sentori di lavanda e agrumi. Questo terpene è responsabile di molte delle potenziali proprietà terapeutiche della cannabis. Possiede proprietà antidepressive e ansiolitiche, ed è in grado di migliorare diverse funzioni immunitarie.

In conclusione, qualunque sia il principio attivo che ricercate nella cannabis, le proprietà organolettiche e la qualità dei fiori nei processi di vaporizzazione gioca un ruolo fondamentale. Come avviene la vaporizzazione dei principi benefici, chi procura cannabis dal mercato nero o la conserva in un modo non conforme agli ipotetici standard di qualità, rischia di vaporizzare anche le sostanze nocive che contaminano il fiore e rischierebbero di avere l’effetto contrario a quello terapeutico desiderato. L’erba oltre che rispecchiare una specifica qualità deve anche essere umida al punto giusto. In caso di infiorescenze troppo fresche, generalmente si consiglia di optare per una vaporizzazione iniziale di 140°C per inalare un vapore ricco di flavonoidi, per passare poi, in un secondo momento, a una temperatura di vaporizzazione compresa tra i 180° e i 210°C.

La vaporizzazione è certamente la strada migliore per assumere marijuana terapeutica, sia per tutelare la salute che per essere sicuri di sfruttare la maggior quantità di principio attivo possibile. Ricordate, la combustione sia essa della cannabis o di tabacco è identica! La temperatura di vaporizzazione consigliata per un’assunzione ottimale dei principi terapeutici della cannabis è tra i 170 e i 200 gradi. Non c’è bisogno di andare oltre, con la combustione genererete sostanze cancerogene che vengono assorbite dall'organismo, oltre a sperperare letteralmente la maggior parte delle concentrazioni di THC contenuto nel vostro strain preferito. Il tetraidrocannabinolo non ama le temperature superiori ai 157°, e infatti, qual ora scegliate di consumare cannabis fumando, la quantità di principio attivo assunta mediante combustione non sarà superiore al 25%. Bruciando, le molecole della cannabis si scompongono e danno vita ai cosiddetti radicali liberi, che generano tossine molto dannose per l'organismo. Analisi mirate hanno dimostrato che il fumo sprigionato dagli spinelli contiene solo un 10% di cannabinoidi e la parte rimanente è costituita da prodotti combustibili, tra cui i cosiddetti PAH, gli idrocarburi policiclici aromatici.

Fonti:

Terre di cannabis

Ganjanauta

il vaporizzatore.com

wikipedia

zoesseeds

cannabiscienza

bedrocan

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