Dopo un lungo periodo di oblio pervenuto a causa del proibizionismo, la Cannabis sativa L. è ritornato al centro dell’attenzione da parte delle imprese agricole, degli enti di ricerca e delle istituzioni a causa dei molteplici utilizzi.

La canapa vede il suo impiego in settori tradizionali industriali come quella cartaria, tessile e alimentare e in settori industriali più innovativi come bioplastiche, biocarburanti, bioedilizia, fino alla cosmetica e alla farmaceutica.


Tuttavia, la situazione del settore e il quadro normativo politico risultano in continuo cambiamento, dovuto ai feedback delle richieste dei consumatori che hanno ormai acquisito la capacità di riconoscere le peculiarità dei prodotti ottenuti dalla lavorazione di questa coltura. Un questionario dedicato alle imprese e ai sistemi locali, svolto con il compito di svolgere un’indagine esplorativa nel settore agricolo cannabico ha evidenziato che nei primi decenni del secolo scorso, la nostra nazione risultasse al secondo posto, dopo la Russia, per superficie coltivata e produzione complessiva di canapa, posizionandosi inoltre al primo posto per resa a ettaro coltivato. Il destino fiorente della canapa però, subito dopo la Seconda guerra mondiale, ha subito un forte declino con una conseguente perdita di interesse a causa dei troppi problemi legati al proibizionismo. Oggi dalla coltivazione di piante di canapa industriale regolarmente iscritte nel registro europeo, si possono ottenere alimenti, cosmetici, prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori; semilavorati e quindi fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori:

  • Materiale destinato al settore energetico;
  • Materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia;
  • Materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
  • Coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati; coltivazioni destinate al florovivaismo.

L’entrata in vigore della legge 242/2016 ha incoraggiato l’apertura di esercizi commerciali specializzati nella vendita al dettaglio di infiorescenze di cannabis e altri preparati, purchè con percentuali di THC < 0,2, ha oltre incentivato la vendita di merchandising e articoli complementari a tema ganja. La legge 242 del 2016, si pone l’obiettivo di promuovere l’intera filiera agroindustriale della canapa per garantire lo sviluppo del settore primario (leggi qui). Di base il mercato agricolo prevede ricavi annui per 33 miliardi di euro, cifra che continua a cresce in modo vertiginoso se consideriamo tutta la catena produttiva alimentare e dunque: lavorazione della materia prima, distribuzione e vendita.

Il settore in questione, però, d’altro canto contribuisce in modo massiccio alla produzione di gas serra grazie alla presenza di allevamenti intensivi con la conseguente produzione di materiali di scarto che contribuiscono ad aumentare l’inquinamento ambientale. L'Earth Overshoot Day, quest’anno è caduto in anticipo di quasi un mese rispetto al 2020. A partire dal suddetto giorno l'umanità vivrà “a credito” nei confronti della terra, avendo esaurito interamente le risorse rinnovabili prodotte in un anno dal pianeta stesso. Aumenteremo così il nostro colossale debito ecologico accumulato nello sfruttamento delle risorse terrestri che risulta essere superiore a quelle che la Terra può offrire in un anno, in termini di emissioni di carbonio, terreni coltivati, sfruttamento degli stock ittici e uso delle foreste per il legname: per soddisfare i nostri consumi abbiamo bisogno ormai di 1,7 pianeti Terra. Quello che è certo è che anche i cambiamenti climatici in atto sono una conseguenza della presenza dell’uomo che riveste il ruolo di attore principare. La nostra esistenza e mano d’opera non fa altro che aumentare la concentrazione di gas serra nel mondo, che ad oggi non è mai stata così alta.

Come ben sappiamo l’agricoltura richiede grandi quantità di acqua e terreni per soddisfare il proprio fabbisogni interno. Nonostante le ingenti quantità di risorse richieste ai fini della produzione alimentare, ogni italiano è responsabile di oltre 65 kg di rifiuti alimentari l'anno secondo il report del Food Sustainability Index realizzato dalla Fondazione Barilla, con il fine di tradurre in dati lo spreco alimentare. Proprio per venire incontro a queste necessità nasce quella che può essere definita come l’agricoltura 4.0, che sfrutta la tecnologia per limitare i consumi e aumentare dunque la produttività. Il fenomeno è in forte crescita nel settore e non è un caso che esistano fondi di investimento istituiti per incoraggiare le aziende agricole ad intraprendere un percorso di ammodernamento attraverso il quale limitare i danni che possono essere arrecati al pianeta e alle future generazioni che si dimostrano sempre più Green. La tecnologia può risolvere problematiche come quello del riscaldamento globale responsabile dell’inaridimento di molti terreni. La siccità, a cui assistiamo prepotentemente nel periodo estivo peggiora con gli anni e sottrae alle piante le sostanze nutritive necessarie per la crescita, costringendo l’uomo ad un uso d’acqua sempre più intensivo per sostenere i ritmi delle coltivazioni agricole. La crescita costante della temperatura renderà sempre più difficile alcune operazioni agricole sul campo che si svolgono in orari critici, quando il sole è più forte. Le conseguenze dei cambiamenti climatici ricadono sulla produttività, poiché condizioni climatiche estreme riducono l’operatività degli operatori agricoli e la qualità delle coltivazioni, senza contare l’aumento dell’impiego di pesticidi e fertilizzanti per colpare il gap.

La tecnologia può essere applicata per risolvere parte di queste problematiche e in modo particolare supporta o sostituisce direttamente la mano d’opera. La funzione di supporto della tecnologia richiede l’impiego massiccio di sensori e informazioni trasmesse via internet. Ne è un esempio il progetto dell’Università del Missouri che sfrutta delle torri poste in punti strategici sulla superficie destinata alla coltivazione per controllare lo stato delle piante e programmare degli interventi mirati tramite dei robot. Il caso è esemplare perché il processo è automatizzato e all’uomo non resta che controllare i dati e le informazioni che le macchine inviano sfruttando la connessione di rete per analizzare e correggere procedure o programmare operazioni differenti da quelle di routine. Ma la tecnologia non si dimostra solo attraverso l’impiego di IA o robot, ma l’innovazione riguarda anche la tipologia di prodotti utilizzati per proteggere le piante. Parliamo, ad esempio, di pesticidi biologici o di sostanze sperimentali che riescono a smaltire i pesticidi stessi una volta che diventano inutilizzabili o esausti. Nonostante riconosciamo la difficoltà del nostro paese a restare al passo con i tempi esistono alcune aziende innovative che lavorano con una filosofia ispirata all’ Agricoltura 4.0, producendo risultati notevoli.

È questo il caso di Agricolus, startup umbra che ha costruito una piattaforma cloud integrata per ottimizzare il lavoro agricolo. Attraverso attenti modelli previsionali elaborati dallo staff e, con il continuo supporto delle informazioni provenienti da internet (temperature, umidità, precipitazioni), il sistema riesce a capire quali soluzioni siano le migliori per un determinato terreno. Inoltre, riesce a prevedere l’insorgere di eventuali malattie dannose per le piante. Il tutto può essere controllato comodamente attraverso un computer o l’app dedicata.

Heli-lab, rappresenta un altro caso molto interessante. Il fulcro operativo della startup palermitana si basa sull’uso di droni che, connessi costantemente a internet, riescono comunicare dati importanti sullo status delle coltivazioni direttamente al centro operativo. Parliamo soprattutto dello stato di salute della pianta che permette di regolare l’irrigazione e i trattamenti antiparassitari. Inoltre, le fotocamere integrate permettono di realizzare una mappa dettagliata degli appezzamenti.

L'impatto della tecnologia sulla coltivazione di cannabis

Vi siete per caso chiesti qual è l’impatto della tecnologia sul mondo della cannabis? Vediamo alcune innovazioni che hanno reso possibile determinati sviluppi di questo settore.
Premettiamo che durante il periodo del proibizionismo, in posti come l’Olanda, ed in particolare Amsterdam, sono da sempre state patrie della cannabis e nel quale sono avvenute le principali scoperte della prima metà del secolo in materia ( leggi qui). Ma oggi, la legalizzazione della cannabis in più Stati USA (leggi qui) e l’apertura di diversi Paesi nei riguardi del tema, ha comportato una rivalutazione della cannabis nella percezione della società comune. L’aumento dei prodotti a base di cannabis e il loro largo impiego hanno permesso il progresso scientifico che di conseguenza sono realizzabili e perfezionate dalle ricerche scientifiche, si entra quindi in una sorta di circolo continuo verso l’innovazione. Oltre alla tecnologia per la lavorazione delle infiorescenze attraverso macchinari industriali particolari, chi lavora in uno dei settori legati al cannabusiness (leggi qui) può produrre anche oli per lo svapo, capsule, gomme commestibili e tanto altro (leggi qui). Quindi, come per l’agricoltura in generale anche per la Cannabis, le innovazioni tecnologiche cambierà il modo di coltivarla.

Breeding e DNA

Grazie alla tecnologia è possibile dare il proprio contributi attraverso la creazione di nuove genetiche da mettere in commercio, la possibilità quindi di avere generazioni di strain sempre più stabili e produttive (leggi qui). I Breeder di tutto il mondo cercano di trovare equilibrio tra THC, CBD e altre proprietà della pianta in base ai geni, dal quale deriva la genomica, ovvero la disciplina che si occupa di tutta l’informazione genetica contenuta nel DNA presente nelle cellule di una particolare specie vegetale, il che potrebbe essere utile per capire la vera potenzialità della cannabis. Diversi importanti coltivatori si stanno impegnando per sequenziarne il DNA per conoscerla sempre più nei dettagli e cercare di valorizzarla al meglio.

lluminazione Led

Sembrerà banale ma la prima tecnologia che influisce su una coltivazione indoor è quella contenuta nelle lampade impiegate. In outdoor il sole fornisce tutto ciò di cui la pianta ha bisogno per germinare, vegetare e fiorire, ma le operazioni di coltivazione indoor su larga scala si basano su lampadine ad alta intensità, che sono costose e consumano molta elettricità. La tecnologia LED, dunque ha rivoluzionato il mercato dell’illuminazione domestica nell’ultimo decennio, ed ha lasciato la sua impronta anche nel mondo dei grower di cannabis. Le lampadine LED più recenti, inoltre, producono anche molto meno calore rispetto alle lampadine classiche migliorando la resa, sono caratterizzati da spettri luminosi potenti e ormai reperibili a prezzi decisamente più basso rispetto a qualche anno fa.

Mappare i vostri gusti

La tecnologia ti permette di trovare una varietà di cannabis che più si addice al vostro modo di essere e di vivere. Ogni ganja smoker sa che non è una ricerca facile. Alcune aziende stanno cercando di fornire al consumatore di cannabis un’esperienza personalizzata, che si basa sulla fisiologia dell’individuo. Per esempio, l’azienda Cannabis DNA fornisce un test fatto con un tampone salivare e utilizza circa 70 marcatori genetici per creare un profilo con il quale ti consiglia la varietà di cannabis su misura per te, straordinario vero?

Nanoincapsulazione

La tecnologia riguarda anche la lavorazione di prodotti come il CBD che non è facilmente solubile in acqua, senza la possibilità di sciogliersi nella soluzione, la produzione di drink o prodotti contenenti CBD potrebbe non essere efficace e il principio attivo potrebbe svanire facilmente. Secondo alcuni esperti però, è possibile che attraverso la tecnologia il CBD venga lavorato in modo da poter diventare una molecola solubile nei liquidi e pertanto biodisponibile, potrebbe essere utilizzata anche per contenere i cannabinoidi che, attraverso un’emulsione minore, potrebbe consentire a quest’ultimi di diluirsi in acqua.

Come compreremo la cannabis

Il cambiamento può riguardare anche il modo in cui acquistiamo prodotti a base di cannabis. Ce ne siamo accorti soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria dettata dal coronavirus (leggi qui). Oltre alla consegna a domicilio e al take-away, il modo di comprare cannabis sta cambiando soprattutto in quei Paesi dove la cannabis è legale. I dispensari o i growshop stanno diventando sempre più moderni, assumono un design moderno e offrono una sensazione professionale. I prodotti poi, sono esposti ed etichettati in modo chiaro per poter controllare la tracciabilità attraverso il web. La tecnologia faciliterà e razionalizzerà ulteriormente questo processo man mano che essa stessa andrà incontro all’evoluzione. Pensiamo alle nuove app che stanno uscendo sempre più spesso, le quali consentono di ordinare cannabis e avere una descrizione dettagliata di moltissime varietà.

Controllo e sicurezza

Tecnologia e cannabis sono entrati anche nel mondo delle forze dell’ordine. A differenza dei test alcolici, che funzionano a pieno regime, quelli dedicati al rilevamento della cannabis sono ancora molto rudimentali e non spesso precisi. È possibile, attraverso test salivari, stabilire se il consumo è stato effettuato prima di mettersi al volante, ma non dà la possibilità di stabilire quanto tempo prima esso sia stato assunto. Tuttavia, alcune università, stanno portando avanti ricerche per capire il miglio modo per rilevare il THC se ci si trova alla guida. L’università del Texas, per esempio, sta sviluppando un cannabis test per misurare la concentrazione di THC nella saliva in meno di 5 minuti.

Fonti

Agriregione Europa

Gmag

green.it

Giurisprudenza penale

il sole 24 ore

Agricolus

Heli-Lab

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