due che discutono sulle fake news

Il progresso tecnologico e l’avanzare della comunicazione digitale permettono alle persone di avere libero accesso alle fonti di informazioni più disparate.

Oggi proprio grazie a questo progresso chiunque può servirsi dell’infinito catalogo di articoli e materiale che il web mette a nostra completa disposizione.

 Ma, nonostante ciò, il fenomeno che caratterizza l’era della digitalizzazione è quello delle così dette fake news; Ormai tutti sappiamo cosa sia una fake news; eppure, non tutti sono in grado di difendersi da essa. Il progressivo incremento del fenomeno è rafforzato dalla disinformazione generale che esiste in materia di cannabis e argomenti appartenenti alla sua sfera semantica. Le fake news riguardanti la cannabis sono più vecchie di quanto si possa immaginare. Risalgono all’invenzione della manipolazione stessa del giornalismo a fini sociali o politici. All’inizio del secolo scorso, la campagna sfociata nel Marihuana Tax Act del 1937, segna l’inizio del ormai noto proibizionismo. Un secolo fa però, la gente non disponeva di tutte le fonti e i canali d’informazione instaurati oggi, quindi risultava difficile smentire una credenza o un pregiudizio. Oggi non abbiamo scuse, il tutto avviene controtendenza in un periodo in cui la cannabis si fa sempre più forza e torna pian piano a splendere di luce propria. Dalle testate giornalistiche a politici poco informati, chiunque dice la propria senza le competenze dovute, non fa altro che andare ad alimentare ulteriormente il calderone di menzogne che nel tempo si è venuto a creare.

Legalizzare non sottrarrà soldi alla criminalità organizzata.

Chiunque pensi che sottrarre la cannabis al mercato nero non serva a contrastare le mafie, possiamo dire che si sbaglia! No, basta deterrenti, non esiste un’incidenza sugli aumenti degli incidenti autostradali. Secondo le ricerche condotte dall’ISTAT, gli incidenti causati dall’ assunzione di cannabis non sono nemmeno menzionabili tra le principali cause di incidenti provocati nel corso dell’anno 2020. Ai primi posti riconducibili ai primi posti:

    • la distrazione (15,7%),
    • il mancato rispetto della precedenza (14,7%)
    • la velocità troppo elevata (10%). 

Secondo alcuni dati raccolti dal comando generale dell’Arma dei Carabinieri e il servizio della Polizia stradale in proposito di sicurezza stradale, ha evidenziato che gli incidenti causati da alcol risultano essere il 9,2% su un totale di 40.310 incidenti annui, mentre il 3,5 è la percentuale legata all’utilizzo di droga; in ambito di infrazioni stradali, quelle connesse all’utilizzo di sostanze stupefacenti sono state 3.831 di cui lo 0,06% di questi è risultato positivo alla cannabis, contro le totali 25.902 commesse allo stato di ebbrezza.

Uno studio condotto su The American ha dimostrato che la legalizzazione della cannabis non è associata a un aumento della percentuale di vittime di questi incidenti. Esaminando i dati dei sinistri stradali proveniente dagli stati in cui l’erba è legale e paragonandoli, in un arco temporale degli ultimi 12 anni, con gli stati in cui non è legale, è stato possibile rilevare le percentuali sia di persone positive alla cannabis che quelle positive all’alcol. Il risultato ha dimostrato un aumento in generale dell’utilizzo di cannabis sia negli stati liberalizzati sia un quelli proibizionisti, anzi in California e Oregon la percentuale è andata abbassandosi nel tempo.

La legalizzazione implicherebbe un aumento dei consumatori tra i giovani?

La risposta è no! Uno studio del 2019 su Jama Pediatrics ha analizzato la situazione nello stato di Washington, concludendo che la legalizzazione della cannabis non incoraggia il consumo tra gli adolescenti, e che la legalizzazione del consumo ricreativo potrebbe addirittura ridurlo. In Canada, i risultati preliminari dell’indagine nazionale sul consumo di cannabis del 2019 indicano che non vi è stato un aumento nei consumi tra i giovani in seguito alla legalizzazione del 2018 e che gli unici ad aumentare il consumo sono stati gli uomini tra i 45 e i 64 anni.

L’Emcdda (Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze) incaricata di pubblicare l’European Drug Report che contiene dati e statistiche sul consumo di stupefacenti nei 28 Paesi Ue, più Norvegia e Turchia. In quello del 2019, nella sezione dedicata all’Italia si legge che, in base alle rilevazioni relative al 2017 che è l’anno più recente per cui sono disponibili i dati, un terzo della popolazione italiana corrispondente al 32,7% compresa nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni ha fatto uso di droga almeno una volta nella sua vita e che un decimo ne ha fatto uso nell’ultimo anno, ma si stima che i numero siano nettamente di più.

La droga più consumata nelle statistiche risulta essere per l’appunto proprio la cannabis, almeno una persona su dieci ne ha fatto uso una volta nell’ultimo anno. La ricerca di cocaina, oppioidi e Spice (cannabinoidi sintetici leggi qui) resta nettamente inferiore. Considerando che la media dell’Unione Europea si assesta al 27,4%, l’Italia si piazza quarta, su 30 Stati, dietro la Francia con una percentuale del 44,8, Danimarca con il 38,4% e la Spagna che arriva a quota 35,2%.

La classica bufala è considerare la cannabis una droga di passaggio.

Quante volte avete sentito questa frase? Scommettiamo infinite, ma cosa è la teoria del passaggio? La teoria della droga di passaggio, nacque negli Stati Uniti negli anni '30 grazie all’agenzia federale sui narcotici che si prese l’impegno di promuovere una campagna a favore del proibizionismo della cannabis, indicandola come la responsabile di diversi casi di dipendenza da narcotici. Questa di base è la teoria che è stata oggetto di critiche nel corso degli anni generando ampi dibattiti per verificarne la reale fondatezza scientifica.

Ampi studi hanno dimostrato che la cannabis non causa il passaggio all'uso di droghe pesanti, dite la verità riuscite appena a farvi sfiorare dall’idea di alzarvi dal divano. Scherzi a parte, nella grande maggioranza dei consumatori tra adulti abituali e saltuari essa è considerata come fine a se stessa, per il puro divertimento o per una condizione di terapia anziché una come droga di passaggio; la probabilità che qualcuno approdi verso altre droghe illegali è determinata più da inclinazioni personali e soprattutto da quelle situazioni sociali che una legge in favore della legalizzazione mirerebbe a contrastare, ovvero la presenza e il contatto con il mercato nero nel quale si è costretti a conoscere e trattare con persone per nulla raccomandabili per reperire della cannabis di pessima qualità.

Chi cresce in un ambiente in cui circolano molte droghe illecite, sarà più propenso a provarle e la cannabis, la più accessibile, potrebbe essere la prima. Ciò non significa che condizionerà l'individuo ad assumere droghe pesanti ma semplicemente sarà tentato di sperimentare tali sostanze poiché ne viene a stretto contatto. Possiamo anche dedurre che il proibizionismo diffuso su larga scala potrebbe essere il principale responsabile della considerazione della cannabis come una droga di passaggio. La liberalizzazione della coltivazione ai fini personali permetterebbe all’utente di starne alla larga e di rivalutare la cannabis e i suoi mille e uno impieghi. I consigli che ci sentiamo di darvi è che se proprio dovete comprare della cannabis dal mercato nero, evitate sempre di comprarla già sminuzzata. Questo potrebbe essere un trucco per nascondere alcuni adulteranti, o dell’erba con muffa ugualmente tritata e venduta. Cercate di acquistate solo cime intere da persone di fiducia, fatevi presentare qualche contatto da amici, il passa parola spesso funziona meglio che andare cercandola per strada o da soggetti poco raccomandabili.

Controllate sempre ogni acquisto, non prendete mai alla cieca, situazione permettendo esaminate con occhi e olfatto, in caso di strani presentimenti per le caratteristiche olfattive o visive, fidatevi solo del vostro istinto e ricordatevi che è sempre meglio buttare un paio di grammi d'erba nera che recare sconosciuti danni ai polmoni.

Drogare una persona ignara di ciò che sta assumendo è una forma meschina di violenza. La nostra coscienza, per quanto limitata possa essere, è pur sempre solo nostra. Si tratta di un elemento personale. Grazie a lei possiamo entrare in contatto con la coscienza divina. Quindi, se droghiamo una persona senza che lei lo sappia stiamo interferendo negativamente con la sua connessione verso Dio. Fare questo solo per divertimento o vendetta è a dir poco un abominio. Sarebbe disgustoso ed un atto di pura incoscienza. Questo è un peccato

Gli estratti di cannabis scambiati per nuova droga.

Con la conseguente legalizzazione in alcuni stati americani, abbiamo visto come la tecnologia ha da subito affiancato i processi produttivi delle aziende (leggi qui) permettendo di riuscire ad ottenere concentrati di cannabis o i noti estratti. Quello che per un consumatore abituale può essere un comunissimo wax (leggi qui) per i media locali finisce per essere scambiato per una nuova tipologia di droga derivante dalla cannabis. Lotti di specifici strain di cannabis, magari autoprodotti, vengono sequestrati e additati come una nuova pericolosissima marijuana perché costituita da percentuali di THC più elevate rispetto a quelle riscontrabili nel mercato nero, ma vogliamo ricordare che non esiste nessuna cannabis naturale potenziata, semmai oltre alle varie percentuali di Thc possono variare le sostanze con cui il narcotraffico le taglia e le bagna per aumentarne quantità e peso.

Si possono addirittura trovare sabbia e polvere di vetro, per simulare l'aspetto dei tricomi, donando alle cime un'apparenza scintillante e potente che potrebbe facilmente ingannare un consumatore inesperto. Le cime possono anche essere immerse in acqua per aumentare il peso con il conseguente sviluppo di funghi e muffe potenzialmente nocive per bronchi, polmoni e cervello. Altra ragione per la quale una persona potrebbe voler tagliare le proprie sostanze è per aumentare la loro potenza, vale a dire utilizzando la marijuana come base su cui aggiungere composti alcaloidi che possono essere dissolti in alcool e fatti evaporare su materiale vegetale.

Chi non conosce la famosissima overdose da cannabis?

Innanzitutto, diciamo che l’abuso di una qualsiasi sostanza non è mai una buona soluzione, l’uso deve essere prima di tutto consapevole, l’utente deve conoscere la sostanza con cui si interfaccia, effetti positivi e negativi, trovando il giusto mezzo. Ma l'idea che si possa verificare un’overdose di cannabis che possa portare alla morte è assolutamente esclusa. Gli effetti negativi della cannabis, oltre ai danni ai polmoni dovuto alla classica combustione, possono manifestarsi sotto un effetto di high intenso che conduce ad tachicardie e stati di paranoia temporanei. Il malessere è temporaneo e tenderà a sparire nel peggiore dei casi nel giro di 1 ora e mezza, ricordate bisogna rimanere idratati e respirare aria fresca. Il concetto di overdose va comunque oltre quella che è la problematica droga, essa per esempio può manifestarsi nei confronti di alimenti utilizzati quotidianamente come il caffè, con l’acqua, con gli zuccheri.

vi starete chiedendo quant'è difficile raggiungere una dose letale di cannabis. Ebbene per morire sotto effetto di overdose di cannabis dovreste prima fumarvi circa 680kg di marijuana in 15 minuti, senza contare che gli effetti del fumo in sé e l'insufficienza respiratoria provocata dalla sua inalazione vi ucciderebbero molto prima di quanto non farebbe il THC. Con gli edibili potreste assumere maggiori quantità di THC senza dover inalare fumo, ma ci sono comunque alcuni aspetti da considerare. Un uomo adulto può avere un 50% di probabilità di morire soltanto dopo l'assunzione di 50 grammi di THC puro.

Fumare cannabis non rende pigri e non crea dipendenza

Certo, noi consumatori consapevoli sappiamo la differenza che può intercorrere tra un Indica e una Sativa (leggi qui) e non si può certo negare che alcune varietà di cannabis abbiano la capacità di appesantire il corpo incollandolo ad una poltrona con la sola voglia di oziare tutto il giorno, ma vi sono altre genetiche che suscitano l’effetto contrario, facendo sentire i consumatori più energici, vigili e concentrati. Nonostante le tipiche caratteristiche della cannabis, sono tantissime le figure di successo del mondo degli affari e dei media che hanno dichiarato di essere sostenitori della cannabis (leggi qui) eppure conducono una vita di benessere e successo. La frequenza con cui si consuma e altri fattori influiscono sicuramente sulle probabilità di sviluppare un atteggiamento pigro. Certo, fumare tutto il giorno può rendere pigri e poco motivati, ma fumare per migliorare il proprio stile di vita nei momenti più appropriati della giornata può dare risultati positivi.

Se consultassimo la tabella delle dipendenze delle sostanze, potremmo notare che la cannabis non crea la stessa dipendenza indotta dalle droghe pesanti come gli oppioidi, ma può sicuramente dare assuefazione. Nonostante esistano sintomi di astinenza associati alla mancanza di marijuana, come irritabilità, difficoltà a dormire e nausea, non si tratta di problemi gravi o potenzialmente letali. In questo senso, la dipendenza è forse più paragonabile a quella da caffè o da videogiochi, entrambe associate a sintomi di astinenza fisica. Pertanto, la nostra classificazione di dipendenza rimane in un'area grigia. Quindi il consiglio che possiamo darvi è che se ritenete di non poter smettere di fumare erba, in qualità di consumatori consapevoli, potreste almeno considerare la possibilità di ridurre le quantità.

 

 Fonti

Meglio legale

Wikipedia

zambeza

dolcevita

pubmed

Agi

Emcdda

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