un fiore di cannabis dentro la cornice

Abitualmente quando si parla di cannabis lo si fa per questioni legale alla legalizzazione e regolamentazione, tralasciandone in secondo piano la storia culturale che a più riprese si intreccia con la storia evolutiva dell’uomo e della società.

Essa vede largo impiego oltre che per la realizzazione di oggetti di uso quotidiano come cordame utile per la navigazione, lenzuola e federe nell’ambito ospedaliero; anche come ispirazione o mezzo per raggiungere la massima espressione della creatività sotto forma di arte.

Come già detto tra le caratteristiche della cannabis vi è anche quella di stimolare il lato creativo, di fatti vi è una correlazione tra la canapa e la storia dell’arte. Con la canapa sarebbe possibile ottenere colori a olio di canapa e tele in tessuto sul quale dipingere. La Pianta, dunque, non è solo un riferimento per la dimensione artistica, ma un mezzo attraverso il quale andare alla ricerca dell’ispirazione artistica. 

Ma come la cannabis agisce sulla creatività umana?

In passato artisti del calibro di Salvador Dalì, Shakespeare, il jazzista Louis Armstrong, Jimi Hendrix e Bob Dylan si dicessero fossero ispirati dalla cannabis. Oggi, in seguito all’avanzare dell’onda verde della legalizzazione, ne sono spuntati tantissimi altri, maggiormente cantanti, che supportano la nostra amabile pianta. Secondo questi artisti, dunque, l’erba riveste il ruolo di stimolante per il processo artistico. Ma per scoprire come la cannabis può influenzare il processo creativo di un individuo dobbiamo capire cosa succede effettivamente al cervello qual ora ne assumessimo determinate quantità. I neuroni, situati all’interno del cervello, permettono di elaborare le informazioni, trasmettono/recepiscono messaggi traducendoli in stimoli elettrici che vanno da un neurone all’altro. Quando un segnale viene recepito il neurone entra in uno stato di eccitazione. Lo scambio di questi stimoli avviene per ogni singolo movimento o azione che svolge il nostro corpo, incluso i battiti cardiaci e la respirazione involontaria, fino alla proiezione delle immagini della retina e i suoni codificati dall’udito.

La cannabis contiene i cannabinoidi (leggi qui) principi attivi che risultano simili a livello molecolare ad alcune prodotte dal nostro organismo, ovvero, gli endocannabinoidi. Quando questi vengono rilasciati dal nostro cervello, i neuroni diventano temporaneamente inattivi, il meccanismo serve a prevenire reazioni continue e permettere al cervello di funzionare in modo regolare. I cannabinoidi ed in particolare il THC, per via della sua affinità con l’anandamide radicale responsabile della degradazione delle cellule, ha la capacità di inibire questo blocco in alcune aree del cervello. Rimuovendo il periodo refrattario dei neuroni, essi diventano maggiormente attivi e portano l’immaginazione e la percezione verso uno stato di amplificazione. Questo significa che una volta che avviene un processo che sia esso di ragionamento o di pensiero, tenderà a diventare molto profondo e importante.

I cannabinoidi (leggi qui), come tutte le droghe, influenzano i livelli di dopamina e norepinefrina nel cervello portando senso di euforia, rilassamento, liberazione dal dolore, miglioramento generale dell’umore a meno che non vi troviate in un forte stato di paranoia. Insomma, gli stimoli forniti a tutti questi componenti risultano nel complesso, favorevoli allo sviluppo di un pensiero creativo degno dei migliori artisti. Ricordiamo che nonostante tutto, fino a qualche decennio fa, i fumatori di marijuana erano additato come pigri e scansa fatiche, quando in realtà l’assunzione di cannabis permetterebbe di superare i limiti della creatività.

Esempi di impiego della canapa nell’arte.

In alcuni scavi archeologici effettuati nell’asia Centrale sono emerse antiche forme di rappresentazione della cannabis attraverso le pitture rupestri datate all’anno 3000 a.C. Ma in una grotta situata in Giappone, sono state ritrovate su un muro rappresentazioni di foglie di cannabis, contraddistinta dalle 7 tipiche punte della foglia. Questo antico dipinto risale al 5.000 a.C. e quindi può aggiudicarsi il titolo di illustrazione piu antica di una foglia di cannabis. Nonostante le tracce nella preistoria, non c'è bisogno di andare troppo lontano.

Nella prima metà del XVI secolo il medico e libero pensatore François Rabelais nei suoi romanzi ermetici, nascosti sotto il velo della satira, cantò in Occidente le lodi della canapa indiana e dei suoi effetti, celandola sotto il nome di erba Pantagruélion. Il connubio canapa e letteratura è sempre stato molto stretto e duratura. C’e da specificare che nell’ 800 l’utilizzo dei cannabinoidi era ritenuto normale soprattutto fra gli intellettuali e gli artisti dell’epoca, nessuno l’aveva mai considerata come una cosa scandalosa o amorale, al contrario, il suo uso era abbastanza diffuso. Per esempio, William Shakespeare, resterà comunque un grande genio, nonostante non sia da mettere in dubbio che per stimolare la propria capacità creativa, per quanto sostengano il dottor Frances Thackeray (capo del dipartimento di paleontologia del museo Transvaal di Pretoria) e il professor Nick van der Merwe, la produzione artistica del famoso drammaturgo inglese fosse, almeno in parte, da collegare alla pratica del consumo di cannabis. Le prove a suffragio di tali ipotesi sono: il sonetto numero 76, in cui Shakespeare ne parla come del “Invenzione di una nota erba” e le tracce di canapa ritrovate nella sua pipa nella sua ultima residenza nota.

Anche in Francia durante tutto il XIX° secolo vi fu un costante utilizzo di cannabis che influenzò profondamente l'atmosfera spirituale-romantica. Essa, insieme all’impiego di altre sostanze psicoattive, andava a stimolare la creatività individuale ed artistica e si diffuse rapidamente tra tutte le personalità più sensibili a geniali dell'epoca. Nel 1844 a Parigi Théophile Gautier insieme ai pittori Fernand Boissard e F.B. de Boisdenier, fondò l'esclusivo club letterario degli Hashishins. All'interno di questo circolo, gli attori dell’ambiente intellettuale ed artistico francese, in gran parte costituita da massoni, celebrava una sorte di convegni rituali dove si consumava hashish sia a scopo ricreativo che con il preciso intento di stimolare oltre il consueto le facoltà artistiche ed immaginative, alla ricerca di nuove forme d'espressione estetica. Le esperienze individuali e di gruppo degli Hashishins coinvolsero, tra gli altri, Victor Hugo, Eugéne Delacroix ed il giovane Charles Baudelaire.

Quest’ultimo entra a contatto con la cannabis in modo indiretto, in seguito all’invasione di dell’Egitto da parte di Napoleone. Pare che questa manovra bellica possa essere una delle vie mediante il quale la cannabis fu introdotta in parte dell’Europa. L’artista, nonostante l’abitudine al consumo di sostanze psicotrope, ha sempre espresso nei confronti della resina della canapa (leggi qui) delle posizioni contraddittorie. Nei suoi molteplici scritti: “Del vino e dellʼhashish”, “Poema dellʼhashish” e “Paradisi Artificiali”, Baudelaire si scaglia sempre contro l’abuso delle sostanze che a detta dell’autore:

 «non sono né buone né cattive se consumate in quantità ragionevoli»

ma non può esimersi dal differenziare l’uso in base alla estrazione sociale del consumatore. Secondo Baudelaire la cultura è essenziale per un uomo, poiché senza di essa rischierebbe di essere sopraffatto dagli effetti del vino o dell’hashish, mentre al contrario, una persona in grado di esercitare autostima non può che giovarne. Per Baudelaire è giusto vietare l’uso della resina di canapa al popolo, perché, essendo essa in grado di amplificare gli stati d’animo e di coscienza potrebbe produrre effetti destabilizzanti per il sistema sociale, ma dall’altra parte ritiene che la canapa, assunta da artisti e persone dotate di un certo livello culturale, possa anche produrre effetti positivi, possa cioè amplificarne la sensibilità, favorendo l’esperienza artistica. Anche sul modo di utilizzo (leggi qui) Baudelaire disquisisce sulle varie potenzialità della sostanza:

«mentre assimilata sottoforma di decotto con aggiunta di burro e oppio crea in minima quantità degli effetti sorprendenti, se mescolato al tabacco i fenomeni descritti si verificano in misura assai modesta, e per così dire, in forma pigra».

Nella Storia classica italiana sono stati molti gli artisti che hanno utilizzato la canapa per la realizzazione di straordinari capolavori. Tra i vari Maestri, abbiamo i geni del Rinascimento, Leonardo Da Vinci e Michelangelo Buonarroti, che non utilizzavano la canapa solo per la realizzazione dei colori, ma anche delle tele sul quale dipingere. Inoltre, la parola Canvas, utilizzata per designare qualsiasi tipo di tela pittorica, ha origine dal termine latino “cannapaceus” che vuol dire letteralmente “fatto di canapa”. Nella pittura olandese troviamo invece uno dei più grandi pittori del XIX secolo, Vincent Van Gogh il quale autoritratto è stato realizzato su una tela di canapa; In Spagna abbiamo lo scultore e litografo protagonista assoluto della tradizione ottocentesca e dell’arte contemporanea spagnola, Pablo Picasso. Il ricorrente utilizzo del materiale da parte degli artisti sta a testimoniare l’ottima qualità della fibra e proprio grazie alla resistenza dei suoi derivati, trova numerosi impieghi con lo scopo ultimo di mantenere l’opera in ottime condizioni nel corso degli anni. Infatti, altri materiali possono risultare non adatti a lavori professionali, perché non si dimostrano molto resistenti nel tempo. Dalla pianta della canapa industriale (leggi qui) si può ricavare una fibra molto resistente (leggi qui) e versatile che dona anche lucidità e non viene danneggiata in alcun modo dal colore.

Nella Cappella Sistina di Michelangelo sono stati utilizzati materiali in canapa, a partire dalla realizzazione dei colori che erano a base di olio di canapa, il tutto all’insaputa del Papa che gli aveva commissionato il lavoro. Questo spiegherebbe la straordinaria tenuta dell’opera nel corso dei secoli, ed inoltre, Michelangelo era noto per i codici attraverso cui era solito lanciare dei messaggi criptati. Con la realizzazione di quest’opera avrebbe voluto lanciare almeno due messaggi subliminali: il primo, riguardo al rapporto criptico con la chiesa cattolica, il secondo, sulle potenzialità della canapa, materiale scelto all’insaputa del committente. Infine, l’artista Lidia Scalzo, pittrice e ceramista, è nota per l’originale combinazione delle resine, unite spesso simbioticamente con altri materiali. Anche lei si è cimentata con la canapa in occasione del 9 maggio, giornata mondiale della rete Million Marijuana March, attraverso un significativo affresco su parete fatta di mattoni in canapa e calce. Il dipinto simboleggia tutte le donne. Una donna stilizzata appare in tutta la sua sinuosa femminilità. Si trova seduta sul pianeta rappresentato dal Cerchio dal contorno blu in basso a destra, al cui interno emerge una spirale verde, simbolo degli Orti Sinergici.

Cannabis, musca e cultura.

L’ispirazione artistica non si ferma qui, dal 1969, dopo l’esperienza di Woodstock, l’uso della canapa si diffuse in tutto il mondo occidentale e il connubio tra l’erba e la musica rock divenne da quel momento indissolubile. Brani di artisti intramontabili sono stati creati ed eseguiti sotto l’effetto di hashish ed erba e solo in seguito l’entrata violenta nel mondo artistico da parte di cocaina e ancor peggio dell’eroina, creò i presupposti per l’autodistruzione, come avvenne per Hendrix, Morrison, Joplin e numerosi altri. Non c’è gruppo o band americana, specialmente nel lato westcost che non abbia composto un brano sulla cannabis e i suoi benefici effetti. Nel festival di Woodstock, al quale partecipò circa mezzo milione di persone, il generalizzato consumo di erba non produsse alcun incidente o vittime.

L’influenza della cannabis non può che aver segnato quello che è il famoso Reggae, genere musicale che trova il suo culmine del rapporto con la cannabis nella figura di Bob Marley, è stato forse il più grande portavoce delle rivendicazioni rastafari e delle magiche proprietà della ganja. La musica reggae e la cannabis hanno un rapporto intrinseco, nasce dalla canapa, vive con la canapa, canta la canapa e invita al suo consumo, in quanto apportatrice di sentimenti altruisti, pacifici e solidali.

Altro genere che subisce l’influenza della cannabis è senza dubbio il Jazz. Agli inizi del ʻ900 in Louisiana a New Orleans, nei circoli frequentati dalla gente di colore, che proprio in quegli anni inventava quel genere musicale che chiamiamo jazz, fumare la canapa era normale, assolutamente accettato. Il fumare cannabis favoriva la creatività in favore di musica di qualità e anche l’allontanamento dai dolori della misera vita quotidiana, dalla fame, dai problemi di segregazione razziale e da tutti i tormenti di una vita dolorosa e difficile.
Louis Armstrong fu un grande estimatore della cannabis poiché, secondo l’artista, fosse utile a tirar fuori gli aspetti positivi di una persona. Inoltre, Dizzy Gillespie, musicista e compositore, abbia affermato che:

“I musicisti jazz, i vecchi e i giovani, quasi tutti quelli che conoscevo fumavano erba, ma vorrei non chiamarlo abuso di droghe”.

Ed infine, come già trattato abbondantemente nel nostro articolo (leggi qui) la cannabis, è sbarcata anche tra le star del grande schermo, giunta per stimolare anche la creatività dell’arte cinematografica. Numerosi sono gli attori che si sono schierati a favore della cannabis, altrettanto numerosi è la produzione di film, programmi, documentari e serie tv che la vedono come protagonista con storie ispirate al mondo della cannabis. Anche se sotto forma non materiale la cannabis sta bene con tutto. Essa è una sorta di elisir, capace di aprire una terza dimensione della propria personalità, l’importante è conoscerla, farsi una cultura, imparare a gestirla senza cadere nel baratro a cui una vita senza regole può condurre indipendente dalla sostanza consumata. Come dimostrato dal passato della nostra storia dell’arte e non solo, la cannabis può essere la panacea di tutti i mali. E non dimenticate che fumare cannabis può essere vissuta come socializzazione e condivisione o come fonte per meditare su se stessi e su decisioni importanti da affrontare. Non credete ai bigotti che la additano come droga di passaggio o come dipendenza simile a tutte le altre, anche se non tutti siamo artisti, tutti meritiamo di vivere questa vita con un pizzico di colore in più, magari quello verde.

Fonti

il manifesto

in libertà

 Giardino di Canapa

Dolcevita

AsiaBlog

Zoe's seeds

Wikipedia

Northern standard

Vice 

Cambridge

 

 

 

 

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